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Incassi casinò, eppure si muovono

Incassi dei casinò in ripresa, nonostante le incertezze politiche e sindacali che ancora caratterizzano l'attività.

Nonostante le fortissime tensioni politiche e l'incertezza sulla sopravvivenza della società di gestione a Saint Vincent, nonostante il teso clima sindacale a Venezia, nonostante nulla a Sanremo, visto che i suoi problemi non sono da anni paragonabili a quelli dei suoi colleghi, i casinò italiani hanno iniziato l'anno con incassi in ripresa. Certo, il saldo complessivo è ben inferiore rispetto all'anno passato, tenendo presente che ne sono rimasti solo tre e che il futuro di Campione d'Italia è tuttora incerto (mentre il presente è drammatico).

Il buon andamento dei tre casino è difficilmente attribuibile, se non forse in piccola parte, al venire meno dell'attività campionese, che ha semmai favorito le strutture ticinesi. E dovrebbe costituire un elemento di riflessione e di stimolo costruttivo. Il peggio (inteso come crisi economica a anche come "inarrestabile" avanzare del gioco pubblico) è passato, e si aprono nuove prospettive, se si sarà in grado di coglierle senza perdersi in schermaglie politiche o sindacali.

Ma ci si rende conto delle potenzialità dei casinò? La domanda è obbligata, soprattutto prendendo in considerazione quanto sta avvenendo a Saint Vincent, dove l'approvazione del bilancio 2018 è in forse e nessuno si rende conto e valorizza il fatto che gli incassi sono risaliti, oltretutto neanche in virtù di chissà quali operazioni strategiche e di marketing. Il vento sta cambiando spontaneamente, se lo si sapesse pure incanalare le cose, forse, andrebbero anche meglio.
Quando la proprietà è pubblica, quando i sindacati sono forti, è facile correre il rischio che scendano in campo logiche non aziendaliste. L'importante è che l'obiettivo sia comune: il bene dell'azienda, dei suoi lavoratori e della collettività (intesa anche come ente pubblico) di riferimento. È anche nei momenti positivi che deve emergere la capacità di capitalizzazione e di investimento. Tanto più che le sfide, serissime e nel caso di Saint Vincent vitali, restano. Il prossimo 9 luglio i creditori potrebbe dire che non sta loro bene la proposta di concordato. Spalancando le porte al fallimento. Di una società in ripresa e che ha fortemente tagliato i suoi costi di gestione.

 

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