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Bilancio Casinò St. Vincent, tra politica ed economia

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Tante prese di posizione sul progetto di bilancio 2018 del Casinò di Saint Vincent: quelle a mero scopo politico dovrebbero forse cedere il passo alle valutazioni tecniche.

Che il Casinò di Saint Vincent sia una realtà economica e occupazionale di grande peso per la Valle d'Aosta, intesa sia come entità geografica che amministrativa, è cosa nota. E che nel corso degli anni, soprattutto (e non solo) recenti, sia diventato oggetto di scontro sui banchi del Consiglio Valle, un'assise decisamente ballerina quanto alle alleanze che si stringono e si sciolgono, è altrettanto cosa nota. Non deve dunque sorprendere che ancora una volta si dibatte sulla Casa da gioco, e in particolare sull'approvazione del progetto di bilancio 2018, tenendo conto (è una questione politica ma alzi la mano chi pensa che in questa vicenda la politica non c'entra nulla) che lo stesso è stato presentato dall'attuale amministratore unico Filippo Rolando, nominato da una giunta e da una maggioranza che non esiste più, e che all'epoca vedeva la Lega in ruoli apicali come la presidenza della giunta (Nicoletta Spelgatti) e come l'assessorato alle Finanze e Partecipate (Stefano Aggravi), mentre ora la stessa è in minoranza.

Fatto sta che il bilancio 2018 si chiuderà, se sarà approvato, con un passivo di oltre 55,1 milioni di euro, quindi addirittura peggio di quelli precedenti, anche se è di tutta evidenza che la “colpa” non è certo dell'ultimo arrivato, Rolando, che ha ereditato una situazione pesantissima con conseguenze a cascata, e sotto la cui gestione (se per merito o per caso non spetta a noi dirlo) si sta registrando una più che buona ripresa sul fronte degli incassi.

Sul tema del bilancio 2018, come del resto è prassi in Italia dove tutti se cade il ponte Morandi diventano ingegneri meccanici e se si dibatte sui vaccini diventano esperti infettivologi, tutti si sono sentiti nella capacità e nel diritto di dire la propria. In particolare sul legame che c'è tra l'approvazione di un bilancio e la procedura concordataria in corso, e sui giudizi che, si suppone in maniera fondata, hanno espresso o non espresso il collegio dei sindaci e la società di revisione Knpg.
Sinceramente e modestamente, non sentiamo di avere la capacità di accodarci al coro di esperti o supposti tali che hanno argomentato sull'opportunità o meno di approvare il bilancio.
 
IL COMMISSARIO GIUDIZIALE - Ci limitiamo dunque a fornire solo qualche spunto di riflessione, rigorosamente tecnico, mutuando le parole del commissario giudiziale Ivano Pagliero: “Sicuramente, la mancata approvazione e/o la mancata omologazione della proposta concordataria, di cui si discute, aprirà una procedura concorsuale alternativa. Nel caso specifico, stante la conclamata crisi di liquidità finanziaria, tenuto conto altresì dell’istanza di fallimento a suo tempo presentata dalla Procura della Repubblica di Aosta, in caso di mancata omologazione della procedura di concordato, è prevedibile che si addiverrà alla declaratoria di fallimento (o di amministrazione straordinaria)”.

E quanto al bilancio, in attesa del 7 giugno, quando si riunirà in seconda convocazione l'assemblea dei soci, Pagliero scrive: “Dovrà essere oggetto di approfondita valutazione da parte degli organi di giustizia l’eventuale mancata approvazione del bilancio nei termini proposti dall’amministratore unico, considerata la necessità che la situazione contabile – in una società che continua ad esercitare la propria attività e che quindi fa scontare ai suoi creditori eventuali perdite di esercizio o comunque vicende che vadano a diminuirne la garanzia patrimoniale – sia consolidata e fatta propria dagli organi sociali secondo le ordinarie norme civilistiche e nei termini fissati dalla legge” e “non costituisce ostacolo alla prosecuzione del concordato in continuità per il disposto dell’art. 182 sexies L.F. l’esistenza, al momento, di un patrimonio netto negativo, conseguenza della maturazione di perdite di esercizio”.
 
 
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