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Casinò, non c'è pace neanche nelle isole felici

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Anche nei Casinò di Venezia e di Sanremo non mancano i momenti di tensione, soprattutto sul versante sindacale.

Mentre i dipendenti, anzi gli ex dipendenti, del Casinò Campione d'Italia aspettano il commissario straordinario, mentre quelli del Saint Vincent Resort & Casino attendono con il fiato sospeso che l'amministratore unico Filippo Rolando presenti al tribunale il piano di concordato in continuità, a Sanremo e Venezia, Case da gioco che hanno chiuso in utile il bilancio 2017, si litiga. Sul fronte sindacale, innanzitutto, ma certamente pesano anche le schermaglie politiche che si stanno accompagnando, in particolare a Saremo, alla formazione delle liste per le ormai prossime elezioni amministrative.

Particolarmente dura la posizione, a Sanremo, dell'Ugl Terziario, che attacca frontalmente il consiglio di amministrazione del Casinò per una presunta mancanza di rispetto degli obblighi di trasparenza. Ma se in quel di Liguria quella del sindacato di categoria è una battaglia in qualche modo”isolata”, le acque sul Canal Grande sono addirittura più agitate, visto che sono tutti i sindacati a fare fronte unito contro proprietà e azienda.

Senza volere attribuire “colpe”, come fanno le Ooss, è innegabile che il percorso verso il nuovo contratto aziendale di lavoro, che prenderà il posto del regolamento entrato in vigore il primo luglio del 2017, si sta rivelando estremamente difficoltoso. Ci hanno messo infinitamente meno tempo (del resto la procedura di licenziamento collettivo avviata dall'azienda ne imponeva di obbligati), a Saint, Vincent, a trovare un accordo sulla riduzione del costo del lavoro, e lì sì che c'era davvero da centellinare le lacrime, il sudore e il sangue che sono stati, per l'ennesima volta, chiesti ai dipendenti.
Le critiche dei sindacati, che hanno dichiarato lo stato di agitazione, si spingono anche alla gestione del quotidiano, con forte preoccupazione per il deludente andamento di inzio 2019, oltre che per i progetti futuri, su tutti quella ristrutturazione di Ca' Noghera che era in realtà parte integrante del piano industriale approvato.

Giudicare, proporre, criticare sono un diritto e, in qualche misura, anche un dovere. L'importante è che l'obiettivo sia comune e positivo: costruire, non distruggere e nemmeno osteggiare ponendo mille paletti, infelici emuli di quegli ostruzionismi dei lavori parlamentari che non hanno di certo concorso al buon andamento dell'Italia.

Il panorama dei casinò italiani è spaccato in due: da un lato c'è quello morto e quello che si sta cercando di non far morire, dall'altro due in attività e che stanno tuttora concorrendo al benessere del territorio di riferimento. È evidente che qualcosa, in quest'ultimo lato, ha funzionato meglio, decisamente meglio. Da questo si parta, per rafforzarsi, senza battaglie che rischiamo di indebolire un'industria tuttora viva e vitale.
 
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