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Il triste poker di Campione d'Italia

  • Scritto da Anna Maria Rengo

La comunità di Campione d'Italia alle prese con tante, troppe attese: ancora da sciogliere i nodi Casinò e Comune.

In attesa del commissario straordinario del Casinò, nominato dal premier Conte con un decreto al vaglio, come di prassi, della Corte dei Conti.
In attesa della sentenza della Corte d'appello di Milano in merito ai reclami presentati contro la decisione del tribunale di Como di dichiarare fallita, per insolvenza, la "vecchia " società di gestione del Casinò.
In attesa del pronunciamento del Tar Lazio sul ricorso presentato da dipendenti del Comune contro la delibera dell'ex sindaco Roberto Salmoiraghi che dispone il taglio l'organico dell'ente di 86 unità.
In attesa degli stipendi per la propria attività di dipendente comunale.

Un bel poker di ritardi: la nomina doveva arrivare a metà gennaio (come disponeva il decreto fiscale) la sentenza entro metà febbraio (un auspicio, visto che i giudici hanno 90 giorni dalla conclusione delle udienze, dunque entro metà aprile), la decisione del Tar, avevamo scritto prudenzialmente, entro giovedì della scorsa settimana. E gli stipendi.... beh, non se ne vedono da marzo 2018.
C'è bisogno di commentare la situazione di una comunità disperata e allo stremo, arrabbiata e priva di punti di riferimento, che è scesa in piazza appena qualche giorno fa per far sentire per l'ennesima volta la sua voce, soprattutto a un governo e a una maggioranza che hanno ritenuto di non voler prendere parte alla manifestazione?

È davvero difficile scrivere di Campione '"d'Italia". Questo lembo di terra incastonato in Ticino sembra più "di Svizzera", Paese che fattivamente sta contribuendo al sostentamento materiale e alle esigenze quotidiane dei campionesi, che di un'Italia litigiosa, distratta e che non riesce a sciogliere i tanti nodi della sorte di questa comunità. Sicuramente la gestione della questione (non solo l'indecisione attuale, ma i macroscopici errori commessi nell'arco dei decenni e che hanno provocato il disastro) è un fulgido esempio di come "non" gestire la cosa pubblica. Che tra i comuni in maggiore difficoltà in Italia, compresi quelli terremotati e alluvionati, figuri uno che ha un casinò, ossia una miniera d'oro, è un paradosso che spiazza tutte le regole di comune buon senso.
Una pessima pagina che va presto voltata. Sperando che non sia troppo tardi.

 

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