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Campione e Saint Vincent, il destino divergente dei casinò?

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Tempi e soluzioni diverse, per la grave crisi che ha colpito sia il Saint Vincent Resort & Casino che il Casinò Campione d'Italia.

Con mille sacrifici, che saranno particolarmente severi per quei dipendenti dell'unità produttiva servizi alberghieri per i quali si prospetta un futuro molto incerto, ancora una volta, al Saint Vincent Resort & Casino ci si sta avviando verso la soluzione, per il risanamento economico e finanziario dell'azienda. E l'accordo sulla riduzione del costo del lavoro, che al momento di scrivere deve essere ancora messo a punto nei suoi ultimi dettagli e poi sottoposto al vaglio dei lavoratori (quindi dire che è cosa fatta è prematuro, anche se c'è motivo di essere ottimisti) farà parte integrante del concordato in continuità che l'azienda sottoporrà all'approvazione del tribunale, scongiurando così, se ci sarà un esito positivo, anche quel fallimento della società di gestione che pende come una scure sul Casinò.

Quella stessa scure che si è abbattuta impietosa sul Casinò Campione d'Italia, con conseguenze gravissime, al limite dell'irreparabile, alle quali, neppure la scorsa settimana, si è potuto e voluto porre, appunto, rimedio. Che poi rimedio non sarebbe. Semmai, la semplice applicazione di quanto prevede una legge, quella che ha convertito il decreto fiscale, e che peraltro fissava trenta giorni (scaduti il 19 gennaio) per la nomina del commissario straordinario che, ripetiamo, non è che riaprirà da un giorno all'altro al struttura, ma cercherà di capire, in altri quarantacinque giorni, se e/o, auspicabilmente, come riaprire.

L'attesa per il consiglio dei ministri che si è tenuto il 31 gennaio era fortissima, a Campione d'Italia. Le tante voci che correvano sui “papabili” (e altre ne stanno correndo in queste ore, vedendo il pole un “candidato” in pensione e residente a Roma) per il gratuito ma strategico incarico facevano presagire che qualcosa di vero ci fosse. Che la nomina fosse realmente sul tavolo del premier Giuseppe Conte, proposta dal ministro Matteo Salvini. Ma ancora una volta, qualcosa è andato storto. Rivelando, per l'ennesima volta, l'abissale distanza che corre tra i tempi della politica e quelli della vita delle persone. Persone, in questo caso i cittadini di Campione d'Italia, che sono senza lavoro (i dipendenti del Casinò) e senza stipendio (i dipendenti del Casinò e pure quelli del Comune) da mesi, e che stanno pagando un prezzo davvero esagerato per le carenze e la malagestione altrui.

La nomina, come detto, rappresenta solo un primissimo passo verso un cammino che sarà sia lungo che colmo di insidie. A differenza di quanto sta avvenendo a Saint Vincent, non c'è stato nessun salvataggio in extremis, e la comunità è precipitata nel burrone della chiusura dell'unica attività produttiva dell'enclave.

Si spera, ma sono troppe settimane che lo scriviamo e rischiamo di non essere più credibili (oltre a non crederci noi per primi) che nei giorni a seguire il governo, certo non responsabile della chiusura del Casinò, prenda in mano la situazione e dia corso alle misure che lui stesso ha voluto inserire prima nel decreto fiscale, poi nella legge di Stabilità. La comunità campionese lo merita. Ma se si aspetta ancora poco, si rischia di non trovare più una comunità campionese da salvare.

 

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