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Anche Saint Vincent (non) deve morire

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Dopo Campione, anche per Saint Vincent arrivano i giorni dell'incertezza: tutti d'accordo per salvare il Casinò?

Una settimana di passione, per il Saint Vincent Resort & Casino, quella che si apre oggi 10 settembre. L'attenzione è tutta volta verso l'assemblea dei soci convocata per il giorno 14 e che dovrà approvare il bilancio consuntivo 2017. Un appuntamento tutt'altro che di routine, visto che l'attuale giunta regionale non ha ancora preso una decisione in merito ai passi da compiere per risanare, dal punto di vista finanziario, la Casa da gioco. E non è per nulla certo che intenda erogare la terza tranche di finanziamento, 6 milioni di euro, previsto dalla legge regionale dello scorso anno, collegata a sua volta al piano di ristrutturazione aziendale approvato dal Consiglio Valle.

Sembra un'era geologica fa, visti tanti accadimenti sia in consiglio regionale, che al Casinò. E quel piano, quella legge, vengono ora fortemente rimessi in discussione, con la variabile imprevedibile di una maggioranza, l'attuale, che, come ha correttamente fatto notare Albert Chatrian (consigliere regionale di Alpe), è oggi composta da persone che quei due atti li avevano approvati, da altre persone che li avevano combattuti e, infine, da persone (tra cui l'attuale governatrice Nicoletta Spelgatti e l'assessore con delega al Casinò Stefano Aggravi) che all'epoca non erano in Consiglio.
Situazione incerta e inedita, anche se è ovvio che oltre a quanto si legge sui giornali e si dichiara a essi (pure troppo, forse!) ci sono soluzioni che si studiano e decisioni da prendere e che hanno uno scenario medio mediatico e più appropriatamente istituzionale e politico. La speranza che tutti devono avere (nell'auspicio che sia davvero così) è che i giochi della politica restino fuori, e che si prenda coscienza che, comunque la si pensi e con qualsiasi mezzo si ritenga opportuno, il Casinò va salvato. Ovviamente, nel rispetto dei parametri di legge, a cominciare da quella nazionale e trovando un accordo politico che abbia come unica finalità il bene della comunità valdostana. Un bene, fino a prova contraria, che va a braccetto con il mantenimento in vita della Casa da gioco.

 

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