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Campione, le mille e annose responsabilità del dissesto

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Tante responsabilità, e non solo recenti e individuali, dietro la dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Campione d'Italia.

Qualcuno si è detto sorpreso, altri hannno preso atto di una situazione attesa da tempo. Tutti hanno dato la colpa agli altri. Parliamo naturalmente della dichiarazione di dissesto finanziario del Comune di Campione d'Italia, che arriva dopo un anno di passione, coincidente con l'arrivo dell'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Salmoiraghi, che però non è di certo l'anno zero, per quanto riguarda la crisi del sistema Campione, oggi alle prese, (ma c'era chi, inascoltato, l'aveva preannunciato invitando a prendere provvedimenti), con l'istanza di fallimento della società di gestione del Casinò e con l'arrivo di un commissario liquidatore che di fatto paralizzerà l'attività di consiglio e giunta, oltre ad accertare, ed eventualmente denunciare, se ci sono state responsabilità presenti o passate.
Ma, lasciando in questa sede da parte fattori esterni e indipendenti della volontà degli amministratori, come il cambio euro/franco, quante e quali sono state le cause, se non di rilevanza per la magistratura contabile, amministrativa e penale, almeno “politica”, di questa situazione? È colpa di Salmoiraghi? Oppure è colpa dell'ex sindaco Piccaluga? L'invito è a non avventurarsi in troppo semplicistiche risposte, e magari, prima, di interrogarsi su altri quesiti.

Per esempio: la presenza del Casinò, attivo dal 1933, ha creato forse una dannosa mono-economia? La ricchezza generata dal Casinò ha fatto di Campione un'isola dorata, dagli stipendi d'oro, appesantendo troppo anche i costi (e le richieste) del Comune, che ha oggi una pianta organica superiore ai 100 dipendenti, ben al di sopra delle necessità e, al momento, pure delle possibilità?

Progettare negli anni Novanta una nuova mastodontica (e onerosa - ben 150 milioni di franchi il coto dell'edificio- sia nella realizzazione che nella gestione) sede del Casinò, era ed è tuttora una buona idea?
Abbandonare la composita compagine societaria in favore del socio unico si è rivelata oggi, che il Comune avrebbe bisogno di sostegno anche politico, una scelta vincente? Questa scelta "autarchica" è stata appropriata quando Campione aveva bisogno di tutti e già in passato lo slogan “Campione ai campionesi” aveva messo in ginocchio l’enclave?
In quest'ultimo anno sono stati avanzati dei progetti per il rilancio del Casinò, come quella di una sala ad hoc per la clientela cinese: abbandonarlo senza averne valutato appieno le potenzialità non è stata forse una decisione troppo frettolosa?
Con quali logiche e strumenti si è scelto il personale del Casinò, soprattutto in ruoli di responsabilità, anche in considerazione che c'è stato chi, licenziato, è stato prima riassunto, poi spostato ad altre mansioni, e poi accusato di essere complice addirittura di una rapina ai danni della Casa da gioco?
Probabilmente, nessuno di coloro che hanno governato negli ultimi decenni questo fazzoletto di terra, si può chiamare fuori dalle responsabilità di quanto accaduto e può forse già avere risposta negativa la domanda se la comunità potrà tornare ai fasti di un tempo: inutile illudersi così come sarà molto complicato presentarsi anche davanti alle autorità svizzere che vantano grossi crediti.

Alcune di queste domande se le farà di certo il commisssario liquidatore, come è del resto tra i suoi compiti. E nelle sue mani ci sarà anche l'immediato futuro, il tentare di rimettere in sesto i conti comunali. Poi, si tornerà alla normalità, quindi a un consiglio comunale e a una giunta pienamente operativi. Che, ci si augura, sapranno fare tesoro sia della “cura” commissariale che dalla lezione impartita da decenni di gestioni non oculate e troppo basate sul presupposto, lo si è detto mille volte e facciamo dunque mile e uno, che avere un casinò è avere una miniera di diamanti, che bastava e basta aprire le porte perchè la gente entri a frotte e generi ricchezza facile. Facile da ottenere quanto da spendere.
 
 
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