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Casinò Campione d'Italia, sacrifici per il bene del sistema paese

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Accordo trovato al Casinò Campione d'Italia: i sacrifici siano di tutti e si guardi a un futuro di risanamento e rilancio.

Ancora una volta, i lavoratori del Casinò Campione d'Italia sono stati chiamati a grossi sacrifici, pur di salvare l'azienda e con essa l'intero sistema paese. Ancora una volta, inoltre, saranno chiamati a essere gli artefici del proprio desitno, visto che l'accordo raggiunto assai faticosamente e in extremis presso Polis Lombardia dovrà essere oggetto di referendum.
In attesa dell'esito della votazione, si può certamente dire che il buon senso ha trionfato, e che il “mito” del croupier ricco e spensierato è destinato, almeno nella cittadina lacustre, a tramontare. Ai lavoratori è stato infatti chiesto di rinunciare al 30 percento, in media, del loro stipendio. Fosse anche d'oro, togliergliene un terzo significa farlo diventare di bronzo, o forse anche di rame. Ma purtroppo si tratta di sacrifici necessari, e si si spera sufficienti, non solo a scongiurare i 156 licenziamenti, ma anche il fallimento della società di gestione, su cui il Tribunale di Como si esprimerà il 25 maggio.
Dopo questa prova di responsabilità, in verità anche obbligata visto che le alternative erano addirittura peggiori, è però tempo che tutti facciano la loro parte. Come affermato sia dal sindaco Roberto Salmoiraghi che dal vice sindaco Alfio Balsamo, che anche in Comune si facciano i tagli necessari a riportare in equilibrio i conti, tanto più che bisogna presentare in Corte dei Conti un piano di risanamento.
Ed è necessario anche avviare un'altra azione altrettanto fondamentale: per risanare i conti del Casinò, ovviamente, non basta e non sarebbe giusto tagliare soltanto i costi, ma bisogna dare una rapida sterzata all'andamento degli incassi, da troppi mesi in discesa, anche se ovviamente questa è stata conseguenza pure dello stato di tensione che ha colpito la Casa da gioco nel suo complesso.
L'accordo raggiunto, e che deve essere ratificato dai lavoratori, è sicuramente una vittoria della ragionevolezza, ma una sconfitta economica per tutti. Deve essere anche un momento di ripartenza e di fiducia in un futuro che magari sarà meno roseo del passato, ma che può e deve tornare a essere tranquillo e stabile.

 

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