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Casinò Venezia, il tempo della responsabilità

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Riparte la stagione contrattuale al Casinò di Venezia: serve una seria assunzione di responsbilità da parte di tutti e politiche di rilancio efficaci nel lungo periodo.

I bene informati non sono svenuti dalla sorpresa. Fatto sta che sulla delicatissima questione del contratto collettivo aziendale di lavoro per i dipendenti del Casinò di Venezia, e in particolare sulla netta bocciatura della pre intesa raggiunta da parte di alcuni sindacati con azienda e proprietà, ha preso posizione lo stesso sindaco Luigi Brugnaro, che ha affermato la volontà di riaprire la trattativa. Così è stato: il giorno successivo alle sue dichiarazioni, il presidente della CdV Gioco Spa Maurizio Salvalaio e l'assessore al Bilancio e Partecipate Michele Zuin hanno convocato i sindacati (anche quelli che non avevano chiesto la riapertura della trattativa) per un incontro, il primo, calendarizzato per il 16 aprile.
In realtà, non c'è da riscrivere ex novo le norme contenute nella bozza di contratto non ratificata dai lavoratori, in quanto anche il fronte del “no” ha affermato che alcuni dei suoi principi fondanti, su tutti il taglio dei costi, non sono in discussione. Certo, ci sono alcune clausole non da poco conto che faranno penare, e non poco, le parti al tavolo contrattuale: dai diritti sindacali a, soprattutto, la clausola (inserita al posto del contestatissimo addendum poi definitivamente stralciato) che rimette in discussione il contratto stesso, in caso di vittoria da parte di qualche dipendente delle cause di lavoro tuttora pendenti presso il tribunale del Lavoro, che dovrebbe decidere peraltro a brevissimo.
Resta il fatto che le parti stanno dimostrando la volontà di superare una fase di empasse che rischia di non giovare, alla lunga, allo stato di salute dell'azienda.

Nel breve periodo, infatti, il Casinò di Venezia è la mosca bianca, anzi lucente, del panorama italiano delle case da gioco, con numeri, in termini di incassi, innanzitutto fortemente positivi e in secondo luogo in forte controtendenza, specie rispetto a Campione e Sanremo, mentre Saint Vincent sembrerebbe star conoscendo una ripresa.

C'è tuttavia chi fa notare, innanzitutto, che la ripresa degli incassi va valutata nel medio periodo, e non nel singolo mese, influenzato dalla maggior o minor fortuna o anche da fattori contingenti, e soprattutto che essa deve dipendere da politiche strutturali, che mettano al primo posto anche l'economicità degli investimenti. Per semplificare a beneficio dei non addetti ai lavori: non si può spendere “due” per ottenere “uno”, in quanto si otterrebbe un guadagno solo apparente. Il mercato del gioco, in generale e quello dei casinò in particolare, ha poi logiche tutte sue, che sfuggono a parte dei normali criteri di gestione aziendale, e necessita quindi di esperti che devono avere spazi di manovra, nell'ambito ovviamente degli indirizzi generali che la proprietà e l'azienda deve dare.
In un contesto di fortissima preoccupazione per altre situazioni aziendali, su tutte quella del Casinò Campione d'Italia, riteniamo che il collega veneziano abbia buone carte da giocare: serve tuttavia che si mettano una volta per tutte (o almeno per un po'!) le schermaglie sindacali e che si giunga a un contratto che consenta all'azienda di operare al meglio e di prediporre delle politiche di rilancio, utilizzando le enormi potenzialità che il territorio dove le due sedi della Casa da gioco sono collocate offre.
 
 
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