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Casinò, gestioni e proprietà: il tempo delle nuove regole?

  • Scritto da Anna Maria Rengo

I casi dei casinò di Saint Vincent e di Campione d'Italia riportano all'attenzione l'analisi della bontà del modello attuale di proprietà e gestione pubbliche.

Il danno per le casse pubbliche quantificato in 140 milioni di euro concessi dalla Regione Val d'Aosta al Casinò di Saint Vincent negli ultimi anni e l'istanza di fallimento presemtata della Procura di Como nei confronti della società di gestione di quello di Campione d'Italia, indipendentemente dall'accertamento delle responsabilità e degli esiti, deve fare fortemente riflettere. Il modello gestionale attuale, pubblico, è utile e garantisce il rispetto delle finalità per cui i casinò sono stati autorizzati? La proprietà, per legge pubblica, che uso a fatto delle sue prerogative e le politiche attuate hanno arricchito o sottratto risorse al territorio di riferimento? Com'è che casinò, ripetiamo: casinò e non ospedali o enti pubblici benefici, hanno dei buchi di bilancio spaventosi? Quanti sono i rappresentanti delle proprietà e delle società di gestione sotto indagine penale, amministrativa o contabile? Vale la pena tenere in vita queste strutture, anche alla luce di declinanti incassi?

A queste domande occorrerà dare risposta, ovviamente dando nomi e cognomi agli autori della situazione corrente, ma appunto inquadrando la questione in un contesto in cui il modello imposto dal legislatore ha mostrato di non funzionare, o almeno mostrato crepe dove si è insinuata la mala gestione e una crisi che, unici anatroccoli nello stagno del gioco italiano, i casinò non hanno saputo gestire.
In Val d'Aosta, in particolare, la campagna per le regionali deve ancora iniziare, ma i politici che sinora, in agili salti dai banchi dell'opposizione a quelli della minoranza e viceversa, hanno gestito le casse pubbliche, saranno chiamati a spiegare, non solo nelle aule giudiziarie, ma anche agli elettori, come mai si è arrivati a questa situazione e come uscirne.

 

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