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Casinò, controllo regolarità gioco tra iter ed effetti collaterali

  • Scritto da Mauro Natta

L'importanza del controllo della regolarità del gioco nei casinò, tra iter e possibili effetti collaterali.

Datemi del noioso, del fissato o dell’impallinato di un argomento su cui mi soffermo spesso; la motivazione risiede nelle risposte agli interrogativi che seguono e che mi sono dato, frutto anche dell’esperienza.

Per quale motivo le cassette per i contanti cambiati al tavolo dai giocatori sono numerate?
Per avere l’esatta misura dei contanti da utilizzare nella compilazione del bordereau che già contiene la dotazione iniziale, l’esistenza finale e la copia della/e eventuale/i aggiunta/e effettuate nel corso della partita.

Non solo per ricavare l’esatto risultato del tavolo, vincita o perdita, dalla somma algebrica dei valori attivi e passivi indicati; ma, stante la collocazione più o meno distante dalla cassa di sala o da tavoli diversi, verificare se ciò possa influire.

Per quale motivo le cassette delle mance sono numerate con lo stesso numero del tavolo?
Per ricavarne il quantum collegabile all’andamento della partita, per verificarne la composizione in gettoni se del caso e per avere una indicazione di massima sulla resa complessiva.

Rimanendo in argomento non va sottaciuta l’indicazione dell’ora di apertura e di chiusura, tutte effettive, del cambio del minimo di giocata e di altre annotazioni atte ad avere un utile riscontro.

Le risposte che mi sono dato credo siano abbastanza sufficienti a chiarire la mia insistenza in tema di controllo sulla regolarità del gioco e sulla reale necessità di conteggiare i proventi aleatori tavolo per tavolo. A ben pensarci, allora, non è dato comprendere per quale motivo non si contano i biglietti di tutti i tavoli insieme e lo stesso per le mance; il gioco e non il tavolo avrebbe il proprio risultato corredato delle relative mance indicate cumulativamente. Si può capire agevolmente che non è la stessa cosa!
Ora passo a quelli che descrivo, in modo non troppo garbato ma penso pertinente, effetti collaterali.

È interesse della gestione conoscere il rendimento di ogni tavolo sulla scorta di, ad esempio ore tavolo e costo del lavoro e ancora, tramite il marketing, se la collocazione nella sala può condizionare qualcosa d’altro in relazione alla tipologia di gioco.

È senza dubbio possibile creare un archivio di dati indispensabili ad assumere iniziative in tema di politica produttiva seguendo la metodologia che ho cercato, sempre pur ancorché parzialmente, di illustrare.
La tendenza delle presenze e della frequentazione dei prodotti offerti, che il marketing può rilevare con dati assolutamente non cumulativi (roulette francese disgiunta dalla fair), diviene un utile alleato dell’organizzazione del lavoro (aperture anticipate o posticipate, la chiusura deve essere mantenuta almeno per un tavolo di un determinato gioco a norma di regolamento).

La stagionalità eventualmente rilevabile, più che altro dalle presenze anche giornaliere sempre a cura del marketing e in considerazione delle ore tavolo e dei tavoli aperti e chiusi all’orario stabilito, è pur sempre un elemento utile. Ciò sia in argomento offerta sulla scorta della domanda sia in tema di politica produttiva.

Quando occorre fare un preventivo relativo a un investimento non si può dimenticare il fattore esborsi dato dal costo del lavoro che potrebbe incidere per il 50 percento, il costo dei servizi quali ospitalità, viaggi e altro a ciò correlabile. Poi volendo essere pignoli, e sono d’accordo, una quota parte di spese generali. Sicuramente non potremmo predisporre altrettanto per i ricavi, però le operazioni di cosa fare e come farlo, certamente aiutano. In una azienda come quella in discorso è certamente un doveroso compito pensare al ritorno dell’investimento.

Quanto semplicemente narrato, sono pienamente convinto, concorrerà alla condivisione di alcuni temi, collegati alle case da gioco che volentieri mi trovo a proporre.
Tengo ad aggiungere che un motivo di tanto e frequente coinvolgimento è dato dalla consapevolezza della natura giuridica delle entrate che, dalla gestione della casa da gioco, derivano all’ente pubblico.

Non solo e soltanto quello citato, non è facile negare che un'approfondita metodologia, inizialmente adottata ai fini del controllo, sia utile anche per la politica produttiva e dell’organizzazione del lavoro.
Posso doverosamente aggiungere che non si tratta di una o più teorie o sperimentazioni se non il risultato finale e ottimizzato di queste ultime. Il metodo che ho cercato, e spero di esserci riuscito, di raccontare è la conclusione che garantisce, scientemente, diversi suggerimenti in altrettanti diversi campi, tutti inerenti la gestione di una casa da gioco.
È certamente possibile apportarvi degli incrementi sulla base di esigenze particolari che, però, trovano l’inizio nella raccolta, nella comparazione e nella attenta analisi delle risultanze.

Sono assolutamente grato a chi mi ospita e mi permette di scrivere delle mie passate esperienze in un settore che mi ha visto impegnato per moltissimi anni. Oggi, pensionato da ventidue anni e con ottantuno primavere sulle spalle, provo a trasferire su carta ciò che la varietà della vita lavorativa mi ha insegnato.

 

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