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Casinò Sanremo, il peso dei giochi e la difficile trattativa sindacale

  • Scritto da Mauro Natta

Ecco l'andamento dei giochi al Casinò di Sanremo nel 2020 e nel 2021, dati alla luce dei quali riflettere sull'opportunità di un confronto tra sindacati, azienda e proprietà.

Ho preso visione della richiesta delle Ooss del Casinò di Sanremo di un incontro con la proprietà.
Prima di esprimere un parere intendo esaminare i dati che seguono dei quali sono in possesso arrotondati al milione di euro.

Sanremo

2020

2021

Giochi lavorati

4,4

3,6

slot

19,2

18,5

Totale introiti

23,6

22,1

% slot/totale introiti

81,36

83,71

Nel 2020, al mese di dicembre, il casinò era chiuso, quindi, mi permetto di evidenziare i proventi del mese di dicembre del 2021 sempre arrotondati: 

Sanremo dicembre 2021

 

Giochi lavorati

0,6

slot

2,5

Totale introiti

3,1

% slot/totale introiti

80,65

Espongo i dati relativi al contendere:

 

Sanremo

2020

2021

Roulette francese

2,2

1,6

Fair roulette

0,3

0,4

Totale

2,5

2,0

Sicuramente non si possono proporre altri confronti se non il precedente ovvero l’incidenza dei proventi slot sul totale. La differenza, nella roulette, francese tra i due anni consecutivi non dice moltissimo in quanto sarebbe necessario, forse indispensabile, confrontare le giornate lavorate calandosi nel particolare delle stesse.

Non è facile aggiungere altre considerazioni al riguardo dei proventi se non la precedente.

Guardando la situazione e pensando da ex segretario nazionale di una organizzazione sindacale, mi permetto di rimanere stupito di fronte alla reiterata richiesta di incontro con la proprietà che stenta a verificarsi.
E non solo, per quanto letto, dell’incontro avvenuto non solo senza la presenza della proprietà ma con l’assenza dei componenti il consiglio di amministrazione.

Forse i tempi sono talmente cambiati dalla fine degli anni 2000 che mi capitano certe riflessioni. Non c’è dubbio che il Comune è il proprietario, altrettanto dicasi per colui che lo rappresenta anche per delega. Certamente le entrate della casa da gioco producono dei benefici economici per l’ente pubblico (in epoca di pandemia potrebbero produrre), trattasi di una sorta di autofinanziamento (si veda il decreto luogotenenziale del 1927) e non mi stancherò di rammentare la L.388/86 relativamente alla natura giuridica di dette entrate.

Probabilmente la distanza, ma ancor più, la non migliore conoscenza della situazione, mi impediscono di comprendere i fatti.
Passando a un argomento che meglio conosco per esperienze passate nel ramo specifico vorrei esprimere la particolarità, non è la prima volta per la generalità delle case da gioco, dell’offerta che mi pare ridotta specialmente dopo aver abbandonato il trente et quarante, e lo posso condividere, e lo chemin de fer che è sostituito dal punto banco, e ne posso comprendere le motivazioni ponendo mente sia alla presenza minima di giocatori al tavolo richiesta per lo chemin sia al rischio di impresa.

Chiudo facendo sommessamente notare che l’introduzione di giochi nuovi provoca l’interesse dei giocatori e l’incremento delle presenze per questa motivazione unitamente alle iniziative di fidelizzazione, non è una idea da scartare aprioristicamente. Aggiungo che l’incidenza di cui sopra non pare indicare il miglioramento della qualità del gioco.

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