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Il tribunale di Como: 'Auspicabile immediata ripartenza Casinò'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Ecco le motivazioni e le prescrizioni contenute nel decreto di ammissione del concordato del Casinò Campione d'Italia, il commento del Comune.

"Il Collegio ritiene che il piano non confligga con norme inderogabili e che comunque non sussistano violazione di legge" ed "è infondata" la tesi del Pm, che sostiene che "il credito vantato dal Comune abbia natura privilegiata e dunque la collocazione nell'ambito della categoria dei creditori postergati determinerebbe la violazione delle norme sui privilegi".

Lo osserva il Tribunale di Como, nel decreto con cui "dichiara aperta la procedura di concordato preventivo proposta da Casinò Campione Spa", ordinando la "convocazione dei creditori" per il 22 novembre e fissando il termine di dieci giorni per la comunicazione del provvedimento ai creditori stessi.

I PILASTRI DEL PIANO - Nel decreto si elencano i pilastri principali fondanti il piano industriale e che si collocano "in un'ottica di discontinuità con quanto rilevato nel periodo antecedente il fallimento". Essi sono: "un progressivo incremento dei ricavi, dai 41 milioni di euro dei primi 12 mesi di riapertura agli oltre 80 milioni dell'ultimo esercizio di piano"; una "sensibile riduzione dei costi del personale rispetto al dato del 2017, sia in termini assoluti (meno 40 milioni di euro nel primo anno) sia in termini relativi rispetto al fatturato (con un'incidenza del 25,4 percento il primo anno rispetto al 66,8 percento del 2017)", una "importante riduzione del contributo dovuto al Comune" che "è previsto in progressivo aumento a 0,5 milioni di euro a 2,5 milioni nell'arco di piano, ma per importi ben inferiori ai 9,9 milioni registrati nel 2017".

Il tribunale evidenzia, con particolare riferimento ai costi "che hanno contribuito per stessa ammissione della Società a determinarne lo stato di insolvenza attesa l'eccessività dei contributi da versare al Comune e il numero sproporzionato di addetti", che essi risultano "supportati sia dagli accordi raggiunti sia con il Comune sia con larga parte del personale dipendente licenziato a seguito del fallimento".
A fronte del passivo concordatario, la società si prefigge di offrire ai creditori l'importo di euro 106.651.000 derivante dai ricavi attesi nel periodo di 5 anni.

I RICAVI PREVISTI - La società stima ricavi da gioco per 13,9 milioni di euro nel primo anno, contro i 91 del 2017 e i 45 del 2018. "Tali risultati prospettici - osserva il tribunale - indubbiamente positivi, vanno tuttavia interpretati con la dovuta prudenza attesa la durata quinquennale del piano concordatario ma soprattutto le enormi variabili a essa connesse", ma "è comunque auspicabile un'immediata ripartenza dell'attività in vista dell'eliminazione delle restrizioni imposte dall'attuale normativa emergenziale".

IL FALLIMENTO - E quanto alle alternative al piano concordatario "esclusa la presenza di offerte concorrenti", il tribunale osserva che "il fallimento della casa da gioco" costituirebbe "un'alternativa potenzialmente meno utile per l'interesse del ceto creditorio". In particolare, "si rileva come in caso di liquidazione fallimentare l'attivo a disposizione dei creditori ammonterebbe a euro 9.790.717 rispetto all'enorme passivo concordatario". Inoltre, "in caso di fallimento il valore del diritto di usufrutto sull'immobile destinato a casa da gioco sarebbe praticamente pari a zero, attesi i vincoli di utilizzo (...) e i divieti di alienazione o concessione di diritti di godimento o garanzia a terzi".

Infine, osservano i giudici, "la riapertura del Casinò Campione, che storicamente rappresenta la principale attività economica del territorio campionese, consentirebbe verosimilmente la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale dell'exclave".

Quindi "il tribunale ritiene che il piano concordatario proposto dal Casinò sia ammissibile" e prevede che "i commissari giudiziali dovranno rivisitare il piano finanziario verificando in particolare le esposizioni debitorie".

IL FATTORE TEMPO - I giudici osservano infine che "la fattibilità del piano non può prescindere dal fattore 'tempo'" e che "proprio nell'ottiva di garantire al creditore la possibilità di prestare un concenso informato, è necessario che la proposta concordataria al ceto chirografario (e allo stesso tribunale) possa effettivamente esporre i tempi di esecuzione non già come possibili ma, se non certi, comunque altamente probabili: giudizio che formuleranno i commissari giudiziali in sede di relazione ex art. 172 Lf".

LE PRESCRIZIONI - Il decreto indica infine "talune prescrizioni tendenti ad assicurare l'assolvimento dei doveri informativi periodidi gravanti sulla società debitrice, la regolarità contabile aziendale, il pagamento degli organi della procedura e dei creditori, sempre nell'ottica della migliore tutela del ceto creditorio".

LA SODDISFAZIONE DEL COMUNE - Soddisfatta la nuova amministrazione comunale, guidata dal sindaco Roberto Canesi: "L’amministrazione comunale di Campione d’Italia è lieta di prendere atto del decreto di ammissione del concordato del Casinò da parte del Tribunale di Como", si legge in una nota. Questo "è un primo essenziale passaggio per la ripartenza e lo sviluppo dell’intero territorio: solo la riapertura infatti della Casa da gioco può garantire lavoro e occupazione e il pagamento dei vari creditori. Campione può concretamente rinascere".

Ora "finalmente i cittadini di Campione possono iniziare a guardare al futuro con ottimismo, lasciando alle spalle questi ultimi drammatici tre anni caratterizzati dalla lunga chiusura della principale fonte di sostentamento dell’economia locale.
Ringraziamo tutti i legali, i professionisti, gli stessi consiglieri comunali e l’amministratore della società che hanno fortemente creduto e si sono costantemente impegnati per questo risultato, nonché lo stesso Tribunale di Como che, con il decreto di ammissione, conferma che, al di là degli errori del passato, il Casinò di Campione può rappresentare un importante fattore di ripartenza post Covid non solo per l’economia locale, ma anche per l’intero territorio del Lago di Lugano e della Provincia di Como".

 

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