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Finanziamento a Casinò St. Vincent, attesa per la sentenza della Cdc

  • Scritto da Anna Maria Rengo

In Corte dei conti l'udienza del processo d'appello sul finanziamento da 140 milioni di euro al Casinò di St. Vincent.

Lunghissima udienza in Corte dei Conti, oggi 14 ottobre, dove è stato discusso il ricorso presentato contro la sentenza con cui la CdC della Valle d'Aosta aveva condannato a un maxi risarcimento di 30 milioni di euro (comunque inferiore rispetto al finanziamento erogato) 18 tra consiglieri ed ex consiglieri regionali della Valle d'Aosta per il finanziamento di 140 milioni di euro al Casinò di Saint-Vincent, concesso nell'arco di tempo che va dal 2012 al 2015. 
L'attesa è ovviamente per la sentenza, attesa tra qualche settimana.

Tra i condannati in primo grado gli ex presidenti della Regione Augusto Rollandin (4,5 milioni di euro), Pierluigi Marquis (807mila euro), Antonio Fosson (807mila euro) e Renzo Testolin (807mila euro).
Gli altri condannati in primo grado, tutti attuali e/o ex consiglieri regionali, sono Mauro Bacceca ed Ego Perron (4,5 milioni), Aurelio Marguerettaz e Marco Viérin (3 mln), Luca Bianchi, Stefano Borrello, Joel Farcoz, Antonio Fosson, Claudio Restano, Emily Rini, David Follien, Giuseppe Isabellon, Leonardo La Torre, André Lanièce e Marilena Peaquin, tutti a 807mila euro.
Erano stati invece assolti il senatore Albert Lanièce, gli ex consiglieri Raimondo Donzel e Ennio Pastoret e il dirigente regionale Peter Bieler.

LA SENTENZA DI PRIMO GRADO - Secondo il Collegio, come si legge nella sentenza di primo grado, "gli atti del Consiglio e della Giunta regionale, che hanno deciso le erogazioni finanziarie in favore di Cava Spa, non possono essere ricondotti alla categoria degli atti politici". Inoltre, "la gestione del Casinò, pur se di grande rilevanza per l'economia della Regione, non può certo essere qualificata come essenziale per la tutela di interesso supremi dello Stato o, nel caso di specie, della Regione".
Secondo la Corte, inoltre, "il quadro normativo di riferimento" si prestava a diverse interpretazioni, "il che fa escludere ogni intento doloso in ordine alle decisioni assunte dai convenuti, rimanento a loro carico il profilo della colpa grave connesso a una valutazione di contesto che si è rivelata manifestamente errata sia nei presupposti che nelle scelte che ne sono derivate".
Quanto alla provvista messa a disposizione della Società dalla Regione, la CdC ritiene "si sia risolta in un'erogazione priva di effetti pratici e quindi da quantificare come danno erariale, non potendosi registrare nessun effettivo vantaggio per il Casinò e per l'economia regionale visto che, ad esempio, nel tempo si è dovuto comunque far ricorso a procedure di riduzione del personale".

I consiglieri regionali erano stati dunque condannati a un risarcimento complessivo di 30 milioni di euro (il 50 per cento della ricapitalizzazione da 60 milioni votata dall'assemblea). I giudici avevano invece escluso gli 80 milioni di finanziamenti decisi dalla giunta ritenendo che mancasse la prova che la società non fosse in grado di restituirli. Ora però la procura generale ha il documento con cui il tribunale di Aosta, nell'ambito della procedura di concordato, ha ipotizzato un danno erariale per il credito "postergato" di 48 milioni.

Una somma "non pagabile in sede di procedura" concordataria dalla Casinò (tramite Finaosta) alla Regione, e di cui il Consiglio Valle, con un ddl nel luglio 2018, aveva disposto il trasferimento nel patrimonio della casa da gioco sotto forma di uno strumento finanziario partecipativo (Sfp). 

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