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Non solo Covid, casinò alla prova del divieto di pubblicità

  • Scritto da Mauro Natta

Il decreto Dignità impone anche ai casinò l'obbligo di trovare nuove strade per attirare la clientela.

Il divieto di pubblicità imposto dal decreto Dignità costringe le case da gioco italiane a trovare nuove iniziative da assumere.
Ed allora eccomi a riflettere su quale strada seguire. Il “passaparola” ha, da sempre, ottenuto risultati buoni; chi si è adoperato nei servizi post vendita, chi ha privilegiato l’assistenza al cliente e chi infine, anche perché il volume di affari glielo permetteva, ha optato per entrambi.

In tutti i casi si tratta di incrementare il servizio alla clientela perché un cliente soddisfatto ne porta certamente altri. Nel caso di un casinò è più che sufficiente porre mente al riferimento che si può dare alla consistenza della partita, alla professionalità dei dipendenti e alla effettività dei servizi.
Restando nel campo servizi passiamo ad esaminarli; ritengo si possa convenire pacificamente sulla priorità dell’adeguamento dell’offerta alla domanda di gioco per poi passare alla diversificazione dell’offerta in generale.

E’ chiaro che un giocatore solitamente predilige un gioco e si può, temporaneamente rivolgere ad uno simile; pensiamo alla fair se non è agibile quella tradizionale o al punto banco se il tavolo di chemin non è ancora completato e definito.
Negli esempi portati è agevolmente intuibile che un impiegato di roulette francese conosca entrambe le varianti così come per lo chemin de fer e il punto banco. Ho sempre suggerito, in specie quando il costo del lavoro assume una rilevanza importante, che il ricorso alla multifunzionalità era una delle soluzioni credibili. E lo sostengo ancora quale via da seguire.

Certamente non sono per il contenimento forzato del personale ma nella diversificazione intendo comprendere, in primis, l’introduzione di giochi nuovi o la rivisitazione di quelli già in uso. Ciò nella convinzione che un incremento dell’offerta porti uno stesso segno nelle presenze. Ma in ultima analisi non possiamo sottacere il rilievo occupazionale derivante dal gioco online fatto dal vivo ed eventualmente usato anche come propedeutico all’illustrazione di un nuovo gioco.
Presenze che possono vedere nuovi giocatori che trovano nel gioco un motivo di svago e/o divertimento, che gradiscono spettacoli eventuali, cene a soggetto e, perché no, eventi legati alla moda come avveniva un tempo che fu e che speriamo ritorni.

Termino più che convinto che quanto ho scritto, da ottantenne in pensione e con più di quaranta anni da impiegato di case da gioco, dal 1959, non è la descrizione di un sogno e neppure una vaga speranza. Abbiamo vissuto, certamente non tutti perché troppo giovani, il periodo degli anni in cui si viveva bene e, anche se la situazione al momento non è favorevole, dobbiamo pensare in positivo.

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