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Campione, un futuro (im)possibile senza Casinò

  • Scritto da Mauro Natta

Campione d'Italia guarda al suo futuro: è immaginabile la sopravvivenza dell'enclave senza il Casinò?

"Con il casinò, e magari con una adeguata attività di diversificazione, Campione può tornare a sperare in un futuro..."
Questo ho letto nell'editoriale su Gioconews Casinò e posso solo affermare che mi devo obbligatoriamente aggiungere a detto augurio.
Non è minimamente pensabile a Campione d'Italia senza il suo Casinò che era la sua vera attrattiva e, insieme, il supporto economico alla propria sopravvivenza. Mi scuso per questo ultimo termine ma non vedo, al momento, come potrei esprimermi diversamente.

Ho vissuto momenti bellissimi al tempo della mia permanenza nel sindacato prima del pensionamento (2000), ricordo molte occasioni di riunioni e una permanente consistenza di presenze qualificate nella sala da gioco. Ricordo ancora la bella sensazione di passare sotto l'arco da Bissone a Campione.

Chiaramente non penso che possano ritornare i risultati del 2002 (totale introiti 123.284.563 euro, roulette tradizionale 20.259.454, chemin de fer 6.943.122, slot 80.846.570 e un mercato interno che rispettivamente evidenziava 16,65 percento, 5,63 percento e 65,58 percento).
Neppure è immediatamente immaginabile un pareggio con le risultanze del 2013 (totale introiti 90.476.946, roulette tradizionale 9.391.635, chemin de fer 1.565.002, slot 58.431.639 e un mercato interno che rispettivamente evidenziava 10,38 percento, 1,73 percento e 64,58 percento).

Non intendo soffermarmi sull'argomento qualità del gioco ma invito a un'attenta osservazione che, a mio avviso, dimostra una certa tenuta qualitativa anche in un contesto di calo generalizzato. Così come, forse, è avvenuto in tutte le case da gioco in Italia.
Tornando all'augurio più sincero non è ragionevole immaginare Campione d'Italia senza la sua più rilevante attività, fonte di benessere e occupazione.
Spero che il governo possa risolvere una problematica che preoccupa non poco i residenti e, anche se in modo differente, chi, come me, vanta tanti bei ricordi di un tempo che, speriamo, ritorni presto.

È dato modo di leggere anche: "Ma il governo giallorosso sembra intenzionato a mantenere fede agli impegni che ha preso nei confronti dell'enclave: si può dunque, con grande prudenza, sperare che trovi il tempo e i modi per metter mano alla questione più spinosa, dando finalmente seguito alle indicazioni contenute nella relazione che, ormai a giugno del 2019, il commissario straordinario del Casinò, Maurizio Bruschi, aveva redatto in merito alle strade che possono essere percorse per procedere alla riapertura della sede".
E anche qui non posso che sottoscrivere. Nel mondo del gioco, lecito e non, non si potrà negare che i casinò sono l'unico posto nel quale le presenze vengono regolarmente controllate e dove i minorenni non possono accedere, dove un ludopatico può interdirsi l'ingresso o dove la stessa procedura può essere adottata da un parente. La qualcosa non avviene in altri luoghi!
Chiudo riportando ciò che ho avuto modo di apprezzare ulteriormente: "Ora che il volto di Campione è radicalmente mutato con l'ingresso effettivo nel territorio doganale Ue, resta da assegnarli un futuro".
E un futuro è difficile vederlo senza casa da gioco.

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