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Costo dei lavoro nei casinò: occhi puntati sulle mance

  • Scritto da Mauro Natta

Nell'esaminare il tema del costo del lavoro nei casinò occorre tenere presente la questione mance e la loro tassabilità.

Che il costo del lavoro – e non solo al Casinò di Campione – sia in costante aumento non è una novità assoluta, ne scrivo da tempo; in specie per quanto all’incidenza del costo in parola sul totale degli introiti, in modo particolare per quanto alla qualità.
Con ciò si rileva quanto sia importante un elemento che al di fuori di ogni dubbio occorre considerare: la percentuale che nel mercato interno raggiunge l’introito derivante dalle slot. Il totale dei cosiddetti giochi lavorati evidenzia l’apporto alla gestione in termini di proventi accessori, bene inteso in forma ben presumibile.

Ma torno al costo del personale non senza essermi sinceramente augurato che la riapertura della Casa da gioco di Campione sia il più possibile vicina nel tempo. Non intendo immergermi nelle possibilità esaminate dal commissario straordinario Maurizio Bruschi anche perché non ne sono all’altezza. Mi sento in dovere, invece, di parlare del tema specifico che mi pare di conoscere abbastanza data la lunga esperienza nel ramo.
Non conosco se il personale addetto direttamente alla produzione sia stimato in esubero in previsione dell’evento sperato, non so se le retribuzioni complessive siano considerate troppo alte; è mia intenzione suggerire alcune iniziative che possono essere assunte in ogni caso.
Il lavoro part time è quello che consente di lavorare tutti anche se meno e guadagnare adeguatamente alla prestazione fornita.

Il considerare, e in questo caso si rende necessario un intervento a livello legislativo, le mance allo stesso modo della vincita al gioco dal punto di vista della tassabilità ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è credibile. La contribuzione pensionistica e la trattenuta prevista al lavoratore per identico motivo concorrono a un utile risultato in quanto diminuiscono i costi del lavoro e incrementano la retribuzione complessiva del dipendente.
Non si può negare che la mancia è una parte della vincita (Cassazione sez. Lavoro 1954) e neppure che l’art.7 della Legge Europea del 2015 stabilisce che le vincite al gioco sono esenti ai fini Ipef se realizzate nelle case da gioco europee.

Per concludere ritengo che anche il restante personale, quello che non partecipa alle mance, potrà trovare soddisfazione dal risparmio realizzato dal gestore dalla decontribuzione dei proventi aleatori percepiti dagli impiegati di gioco.
Ho fatto cenno al part time che in una azienda come quella in discorso, stante una frequentazione differenziata sulla scorta delle tipologia di giornata non dovrebbe rappresentare difficoltà applicative. Al tempo stesso vorrei accennare ad una necessità da applicarsi nel particolare ramo di impresa: allo scopo di adeguare l’offerta alla domanda, si deve ricorrere alla multifunzionalità. Il tempo in attesa della riapertura potrà essere opportunamente ed efficacemente impiegato per raggiungere detto obiettivo.

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