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Un nuovo modello per i casinò italiani?

  • Scritto da Marco Fiore

I casinò italiani devono affrontare il difficile momento di crisi, che colpisce soprattutto alcuni di lavoro, ricorrendo a nuovi modelli.

In questo momento di perdurante difficoltà per alcuni casinò ci pare quanto mai opportuno volgere il nostro sguardo al futuro e, quindi, ipotizzare nuovi scenari con riferimento al business che ci sta a cuore. Un tema che abbiamo trattato più volte, ma che torniamo ad affrontare in quanto siamo fermamente convinti che l’innovazione sia filosofia che anche il mondo del gioco d’azzardo deve sposare, senza ulteriori ritardi.
L’andamento del mercato nell’anno che si è appena concluso non è stato negativo, ma nemmeno ha prodotto quel trend di crescita necessario a sopportare gli ingenti costi di gestione che le case da gioco italiane sono tuttora costrette a sostenere. Il caso “Campione d’Italia” ha rappresentato un vero e proprio shock. Per i non addetti ai lavori una precisazione è d’obbligo, la chiusura della casa da gioco dell’enclave italiano in terra svizzera, che aveva prodotto ricavi nel 2017 per oltre 90 milioni di euro, ha messo in evidenza la non sostenibilità dell’attuale modello di gestione, la recente apertura di una procedura concorsuale per il Casinò di Saint-Vincent ne è l’ulteriore conferma. Questa difficile situazione, che per il momento non interessa il Casinò di Sanremo, già oggetto di un importante intervento di ristrutturazione aziendale negli anni passati, ci porta ad affermare che esistono solo due ipotesi di soluzione del problema: il taglio drastico dei costi di gestione, quelli del personale in primis, a seguire delle spese per il marketing, in alternativa, un aumento significativo dei ricavi. Difficile decidere quale dei due percorsi sia meglio seguire.

AUMENTO RICAVI TRA SOGNO E REALTA' - Di primo acchito sembrerebbe scontato propendere per l’aumento dei ricavi, ma il mercato specifico, lo abbiamo precisato più volte, non offre questa possibilità, non esistono spazi. Il taglio dei costi di gestione, pare l’unica ipotesi perseguibile, si tratta di percorso impervio, comporta elevata conflittualità in seno all’azienda, oltre a grande impegno e a una progettualità che copra almeno un quinquennio per traguardare una radicale riorganizzazione del lavoro purtroppo mai affrontata nonostante l’andamento del mercato degli ultimi dieci anni lo suggerisse, per non dire lo imponesse. Ci stiamo addentrando in questioni a dir poco ostiche che nessuno ama trattare. Noi, come sempre e con grande umiltà, esponiamo il nostro personale punto di vista. In realtà, l’approccio dovrebbe essere bilanciato. Non si può solo usare la scure per diminuire i costi del personale, così come non si possono eliminare gli investimenti di marketing, bisogna fare ricorso all’innovazione, dal punto di vista organizzativo e anche culturale.
Nei primi anni ’80 i casinò italiani, con l’introduzione dei giochi cosiddetti “americani”, quindi di una forte innovazione di prodotto, ampliarono a dismisura la platea della clientela potenziale, con un conseguente e correlato aumento dei ricavi. A nostro parere è possibile anche oggi fare ricorso all’innovazione, nonostante il mercato sia cambiato radicalmente. Infatti, in una nazione in cui il volume del denaro rischiato al gioco sfiora i 100 miliardi di euro l’anno, pare impossibile che i casinò non riescano a trarre più beneficio da questo enorme business.

Forse un’analisi scevra da pregiudizi della più temuta concorrenza, quella del cosiddetto gioco pubblico, evidenzierebbe che l’offerta dei casinò pecca al momento di dinamicità e di flessibilità, come non è correttamente dimensionata in termini di prezzo e quindi poco appetibile per i giovani. Esercizio inutile quello di combattere, salvo perdere su tutti i fronti, lo stile di vita a cui la tanto vituperata Rete - parliamo di Internet – ha dato vita, così come è impossibile ignorare la volontà di tutti di essere costantemente “connessi”. Un movimento che ha causato, e ancora causerà, impatti negativi su molti comparti produttivi, che ha risvolti culturali impensabili solo pochi anni orsono, che ha messo in crisi molte attività e professioni e che sta decretando la morte di tanti luoghi comuni e di molte abitudini.

LA POSSIBILE ALLEANZA CON IL GIOCO PUBBLICO - Dal nostro punto di vista la ricerca di alleanze, quelle possibili, con il gioco pubblico avrebbe prodotto benefici tutt’altro che trascurabili, soprattutto in termini di cambiamento della mentalità di lavoro. Abbandonare schemi organizzativi del lavoro rigidi e obsoleti, svecchiare ambienti, introdurre giochi a basso prezzo e ad alta componente di divertimento, diversificare i servizi offerti alla clientela, puntare sulla qualità di quelli complementari al gioco, introdurre forte innovazione tecnologica nella fruibilità del gioco “live” e investire in comunicazione a fronte di una rinnovata offerta sono solo alcuni dei suggerimenti che riteniamo giusto esprimere.

Un insieme di interventi che siamo certi contribuiranno al riposizionamento delle case da gioco su un mercato potenziale molto più ampio rispetto a quello sul quale operano oggi con grande fatica. In estrema sintesi, si tratta di vivere la crisi come un’opportunità per avviare il cambiamento. Questo non è solo un nostro suggerimento, è soprattutto il nostro auspicio.

 

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