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St. Vincent Resort & Casino, i giorni del giudizio

  • Scritto da Mauro Natta

Il risanamento del Casinò di Saint Vincent passa attraverso misure sul costo del lavoro ma anche sulla ristrutturazione del debito.

A fronte di un bilancio d’esercizio (2017) in rosso per 21,5 milioni derivanti da ricavi inferiori ai costi, da una perdita che riduce di un terzo il capitale sociale, da passività per debiti per circa 80 milioni e da un patrimonio immobiliare di 105 milioni, pare più che normale, al Saint Vincent Resort & Casino, un intervento deciso su due fronti: l’incidenza del costo del lavoro quale elemento principale nella la produzione dei ricavi e, contemporaneamente, la ristrutturazione del debito.
Non va dimenticata la richiesta di fallimento da parte del Tribunale di Aosta.

Non sono un esperto in questo campo ma, sinceramente, vista una piccola esperienza passata in amministrazione e contabilità, penso che non vi sia altra possibilità per tentare la continuità aziendale, quindi, evitare il fallimento e quanto ne potrebbe conseguire.

È più che certo che questa operazione, della cui complessità è agevole rendersi conto e che non può essere svolta se non con una collaborazione altamente professionale di esperti e consulenti, non può non avere un costo. C’è pure chi si è lamentato di ciò senza riflettere minimamente di quanto sia costato un piano di rilancio non andato a buon fine. Che, tra l’altro, anche se ne prevedeva la possibilità in premessa, non è per questo meno richiamabile al confronto.
Sarebbe – il dubitativo è d’obbligo - anche l’occasione per riflettere sulle colpe eventuali di quanto accaduto? Se la situazione attuale poteva essere evitata e se la politica ha messo in atto tutto quanto era necessario?

Non pare il caso di rammentare fatti avvenuti in un passato più o meno lontano, di possibili avvenimenti che, forse, potevano evitarsi, di ingerenze da parte di chi pare non avesse le indispensabili conoscenze ed esperienze.
È arrivato il momento – ed elimino in quanto d’obbligo la forma dubitativa - di pensare, lavorare ed intervenire per il bene della nostra Regione. Politici e non dovrebbero capirlo e lasciare chi o coloro che sono chiamati a drizzare la barca possano operare in pace e tranquillità perché è anche di questo che necessitano.

Dunque, quando il costo del personale raggiunge una percentuale dei ricavi non sopportabile da un bilancio di esercizio, non si può fare altro che intervenire sul costo in parola; occorre raggiungere l’obiettivo e i sacrifici sono da mettersi in conto, purtroppo non c’è altra strada percorribile.
Ed eccoci – rimanendo in argomento del costo in discorso - a riflettere sulla professionalità individuale sulla effettiva disponibilità di personale multifunzionale in quanto le future esigenze della produzione non possono essere disgiunte dal ragionamento principale.
Questo perché non si può non pensare contemporaneamente a un piano di rilancio mirato al mantenimento dei ricavi e alla concreta possibilità di un incremento degli stessi.
 
Ma il ragionamento non può fermarsi alla quota di mercato che, in un trend fermo o quasi non appassiona chi è responsabile della produzione che, in una offerta nuova e diversificata, dovrebbe trovare la motivazione per rimanere sul mercato a condizioni più favorevoli per l’azienda che dirige.
 
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