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Legge su casinò, tra entrate di proprietà e costo del personale

  • Scritto da Mauro Natta

Torna d'attualità il tema di una legge organica sui casinò, necessitò evidenziata anche dalla Corte costituzionale.

Se la memoria mi sorregge nel 2004 il Governo si era dichiarato disponibile a presentare un provvedimento organico in materia di case da gioco.
La situazione nostrana si presenta con quattro case da gioco di cui tre, Sanremo, Venezia e Campione sono state istituite, dal 1927 a 1933, con Decreti Luogotenenziali convertiti regolarmente ma che, come recita la sentenza della Corte Costituzionale n.152 del 1985 trattasi di “provvedimenti legislativi che offrono il fianco alla critica per le formule a dir poco reticenti cui tutti fanno ricorso”.
La quarta è Saint Vincent legittimata da una successiva Legge di bilancio.

Se andiamo a controllare la L. 488 del 1986 (ex D.L. 318/86) le entrate derivanti all’ente pubblico dalla casa da gioco autorizzata sul proprio territorio hanno natura giuridica pubblicistica o tributaria.
Infatti, a ben vedere, l’intento per il quale le case da gioco sono state istituite era quello di procurare risorse agli enti periferici senza intervento dello Stato.
I giudici della Corte Costituzionale hanno scritto nella loro sentenza: “… queste esigenze di organica revisione normativa su scala nazionale vanno soddisfatte in tempi ragionevoli per superare le insufficienze e disarmonie delle quali si è detto”.
Si legge anche: “ …. le case da gioco aperte nel nostro paese, (e di non potersi esimere) dal rilevare che la situazione normativa formatasi a partire dal 1927 è contrassegnata da un massimo di disorganicità ….”
Ma, al momento e da alcuni anni, mala tempora currunt!

Dal 2008 al 2017 le case da gioco hanno subito un calo nei ricavi di ben 211 milioni dei quali 92 nei giochi lavorati e 119 nelle slot.
Il calo relativo ai giochi lavorati fornisce una valida idea di quanto sia diminuita la qualità e, andando a verificare quali giochi sono maggiormente calati troviamo quelli tradizionali; il che conferma l’affermazione precedente. Parlando di slot, considerando la loro introduzione libera o quasi nel febbraio 2005, troviamo un calo di 162 milioni dal 2004 al 2017 pari al 47%. Ciò a dimostrazione della concorrenza del gioco di Stato.
Stante quanto precede, che è perfettamente verificabile, mi sembra azzardato parlare di qualità; forse è meglio parlare di diversificazione del prodotto offerto nel senso di allargarla alla ristorazione, all’intrattenimento, ad eventi di particolare rilevanza e al benessere.
Non è semplice, anzi è molto complicato, in carenza di una legislazione specifica affrontare il discorso complessivo ad iniziare dal contratto collettivo di lavoro.
Ritornando alla natura giuridica delle entrate a beneficio degli enti pubblici non pare una problematica di poco conto il circuito di queste; ovvero se introitate in toto dal Comune come a Venezia o dalla gestione che poi le riversa alla Regione come a Saint Vincent.
In collegamento non potremo tralasciare il quantum spettante all’ente titolare della autorizzazione, se fisso o variabile. In un modo o nell’altro si dovrebbe tener in debito conto il poter garantire alla gestione un equilibrio di bilancio, ciò non appare come una questione di poco momento.
Il costo del personale e quello per una gestione di qualità (ospitalità, trasporti, omaggi e varie) sono considerevoli; le spese generali non possono considerarsi in alcun modo trascurabili. Il peso degli ammortamenti e di eventuali interessi passivi derivanti da investimenti immobiliari seguono la medesima sorte.
La qualità dei frequentatori e, conseguentemente, del gioco – pur nella interpretazione favorevole della decisione della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia in tema di art.1933 cod. civ. - continuerà ad esporre la Casa da gioco ad un introito, spesso, dilazionato. L’assicurazione che le notizie assunte nei Casinò non potranno essere usate a fini fiscali a meno che si tratti di fatti di rilevanza penale non appare come una questione irrilevante ai fini delle presenze di qualità.
L’introduzione contrattuale della figura part time potrebbe diventare quasi obbligatoria considerando il trend stagionale delle presenze sulla scorta della posizione geografica.
Il giocatore “ammalato” soltanto al Casinò può essere inibito dalla famiglia e certe disposizioni sono sicuramente eseguite. Al momento questa mi pare la sola affermazione che mi sento di sottoscrivere.
 
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