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CdC: Comune Campione ripristini equilibrio finanziario in 60 giorni

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Con una delibera, la Corte dei Conti assegna 60 giorni al Comune di Campione per ripristinare l'equilibrio finanziario e chiama in causa il Casinò.

Il Comune di Campione d'Italia ha sessanta giorni "dal ricevimento della presente deliberazione per adottare i provvedimenti per il ripristino degli equilibri finanziari e ogni atto agli stessi consequenziali". Questo il termine assegnato all'ente dalla Corte dei Conti, che ha esaminato il rendiconto del Comune dell'esercizio 2016, accertando "la sussistenza nella gestione del Comune di Campione d'Italia" di profili di criticità "che ne hanno determinato lo squilibrio finanziario". In dettaglio: "la mancata riscossione delle entrate accertate nei confronti della Società Casinò di Campione Spa, con coseguente accumulo di residui attivi di dubbia esigibilità per ingente ammontare, in assenza di qualsiasi accantonamento a fondo svalutazione crediti; la persistente crisi di liquidità con il reiterato ricorso all'anticipazione di tesoreria, usufruita senza soluzioni di continuità dall'esercizio 2014 per l'importo massimo concedibili e con superamento del parametro di deficitarietà numero 9 di cui al Dm 18 febbraio 2013; l'incapacità di provvedere al pagamento degli impegni di spesa, con conseguente accumulo di residui passivi di parte corrente a fronte di debili liquidi ed esigibili per oltre 24 milioni di franchi alla chiusura dell'esercizio 2017, con cui il Comune, stanto la persistente crisi di liquidità, non riesce a far fronte con mezzi ordinari".

LA CRISI DI LIQUIDITA' - La delibera evidenzia come la "persistente crisi di liquidità" è "dimostrata principalmente imputabile alla mancata riscossione delle somme accertate verso la Società Casinò di Campione Spa" e ricorda di aver emesso un'ordinanza istruttoria "con la quale è stato chiesto all'amministrazione comunale di riferire, tra l'altro, in ordine ai residui attivi conservanti nel bilancio con particolare riferimento ai crediti nei confronti della Società Casinò di Campione Spa, distinti per annno di provenienza (esercizi 2016-2017 e pregressi), con l'indicazione di eventuali accatonamenti a Fondo crediti di dubbia esigibilità".
A tale proposito, la risposta è stata fornita con la nota del 27 febbraio 2018, secondo la quale, scrive la Corte dei Conti, "la mancata riscossione delle entrate accertate nei confronti della Società Casinò di Campione Spa, conseguente accumulo di residui attivi che, per i soli esercizi 2016 e 2017, ammontano complessivamente a 24.819.269 franchi (circa 21 milioni di euro al cambio attuale Ndr)".
"Nella pubblica aduranza, dopo la relazione del magistrato istruttore - ricorda la CdC - è intervenuto il rappresentante dell'amministrazioine comunale il quale ha evidenziato come qualsiasi ipotesi di risanamento del Comune non possa prescindere dalle sorti della società Casinò, sulla cui richiesta di fallimento, avanzata dalla Procura di Como, il Tribunale fallimentare si è riservato la decisione".
 

LE IRREGOLARITA' NELLA GESTIONE FINANZIARIA - La Corte dei Conti evidenzia inoltre come la Società Casinò di Campione Spa, costituita in data 31 luglio 2014, è subentrata alla preesistente Società Casinò municipale di Campione d'Italia e ha come socio unico il Comune di Campione. "Anche la nuova Società - segnala - al pari della precedente, è tenuta ad adottare la contabilità in euro, circostanza che espone i rapporti finanziari con il Comune il quale, al contrario, redige il bilancio in franchi, all'incertezza derivante dalle fluttuazioni del cambio mnonetario", proprio la svalutazione dell'euro "per aver sensibilmente ridimensionato il valore delle entrate dalla Casa da gioco (peraltro già riscossse in misura decisamente inferiore agli accertamenti" aveva "contribuito ad aggravare lo squilibrio finanziario registrato dal Comune nel 2013, costringendo lo stesso a ricorrere alla procedura di riequilibrio di cui all'articoli 243-bis del Tuel per la durata di tre anni. Al fine di contenere gli effetti negativi connessi al tasso di cambio del franco svizzero, l'articolo 1, comma 763, della legge 28 dicembre 2015, numero 208, ha attribuito al Comune di Campione d'Italia un contributo di 9 milioni di euro per l'anno 2016".

LA MANCATA RISCOSSIONE DEI CREDITI NEI CONFRONTI DELLA SOCIETA' CASINO cAMPIONE D'ITALIA - Alla chiusura dell'esercizio finanziario 2017, il Comune di Campione "ha conservato nel conto del bilancio residui attivi del titolo I per 27.071.395 franchi", la totalità di questi "24.819.269 franchi, derivano da entrate accertate begli esercizi 2016 e 2017 e non interamente riscosse nei confronti della società Casinò di Campione Spa". Nell'eservizio 2016, a fronte di accertamenti per 28 milioni di franchi, le riscossioni in conto competenza sono state pari a 14.850.000 franchi, il 53 percento, mentre nel 2017 a fronte di accertamenti per 23.180.000, le riscossioni sono state pari a 9.620.000 franchi, il 42 percento, "segnando un ulteriore peggioramento".

"Si deve peraltro precisare che le somme ancora da riscuotere, ammontanti a 21.914.634 franchi al 15 gennaio 2015 (...) non esauriscono la totalità dei crediti del Comune verso la Società posto che (...) altri residui da esercizi pregressi sono stati cancellati in sede di riaccertamento straordinario e, previa concessione di una dilazione di pagamento, reimputati ad annualità successive a quelle della scadenza originaria".

La Corte dei Conti rileva dunque che "la mancata riscossione delle entrate accertate nei confronti della Società, in assenza di contestuali provvedimenti di recupero di risorse alternative o di corrispondenti riduzioni di spese, ha determinato un grave squilibrio di bilancio suscettibile di portare il Comune al dissesto dinanziario" e che "non può dirsi certo conforme ai principi della sana gestione finanziaria la condotta tenuta dall'amministrazione comunale la quale, pur a conoscenza che la Società, a causa di una conclamata e perdurante situazione di crisi imputabile alla progressiva riduzione dei ricavi, non era più in grado di onorare gli impegni verso il Comune, ha continuato ad accertare entrate da proventi da gioco per importi rilavanti (...) senza procedere ad alcun accantonamento prudenziale per scongiurare il rischio del mancato introito. Il Comune, infatti, ha ritenuto di escludere i crediti verso la società dall'accantonamento a Fondo crediti di dubbia esigibilità". Ne è derivato che "per effetto del mancato accantonamento, entrate accertate e non riscosse siano state comunque destinate al finanziamento di spese esigibili e pagate, comportando una gravissima crisi di liquidità cui il Comune è stato costretto a far fronte con il massiccio ricorso all'anticipazionedi tesoreria".

Inoltre, che "il Comune potesse difficilmente fare affidamento sulla piena riscossione delle entrate accertate negli eservizi 2016 e 2017 trova conferma del resto nella dilazione concessa alla Società per le somme in precedenza dovute". In conseguenza della predetta operazione "il Comune ha registrato un disavanto di 40.223.860 franchi, ripianato in 30 annualità (...) come disposto dalla deliberazione consiliare 9/2015, successivamente modificata con deliberazione consiliare numero 6/2017". La Sezione rimanca che "una dilazione di un debito scaduto (...) può ritenersi giustificata (...) solo se adottata nell'ambito di un piano o programma specificamente finalizzato alla tutela delle ragioni di credito dell'ente stesso e, in ogni caso, previa individuazione di risorse alternative a quelle già destinate a copertura di spese immediatamwente esigibili" e che "ciò deve dirsi anche rispetto alla determinazioni assunte con la recente deliberazione di giunta 35/2018, che ha approvato un atto di indirizzo volto a definire le intese sulla modalità di pagamento" delle somme che il Casinò deve al Comune. Tale atto, "oltre ad accordare immediatamente alla Società la facoltà di rinviare i pagamenti arretrati sino al 30 aprile 2018, prevede la possibilià di intese per ulteriori rilazioni".

 

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