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Casinò, l’ombra lunga della crisi

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Non accenna a scemare la crisi dei casinò italiani, come dimostrano anche i dati sull’andamento 2017.


Un anno è un arco di tempo sufficientemente lungo affinché, epurati gli aspetti
(positivi e negativi) contingenti, si possa avere visione e contezza dello stato di salute
di un’azienda o di un settore. E i conti finali sono netti, oltre che impietosi: i casinò
italiani hanno chiuso per l’ennesima volta l’anno (fatta eccezione - casuale a questo
punto – per il 2015), con incassi in flessione, sia complessivamente che a livello
individuale.

Basti pensare che il risultato migliore l’ha avuto il Casinò di Sanremo, con il suo 0,4 percento in meno rispetto al 2016. Ed è vero che per ciascuno di essi è stata trovata una spiegazione del calo (la momentanea assenza del poker a Sanremo, l’eredità della vecchia gestione a Saint Vincent, le tensioni sindacali a Venezia, la difficile opera del consolidamento del risultato a Campione), e che se si sommassero (è una proposta!) anche i dati sull’online il risultato sarebbe migliore.

 

Tuttavia, i numeri sono quelli, e la dicono lunga sul fatto che la crisi è tutt’altro che superata, che i casinò sono gli unici a non aver approfittato della propensione al gioco da parte degli italiani, oltre che delle nuove politiche nazionali e locali tese a limitare il funzionamento di sale slot e Vlt, che dovrebbero almeno teoricamente dirottare la clientela verso le location “storiche” e che non sono state intaccate dalle leggi regionali e dalla manovrina dell’aprile 2017.
È vecchio il modello o è vecchia la gestione, dunque? Sono interrogativi che le società e le loro proprietà devono porsi, cercando al più presto soluzioni per invertire una rotta negativa imboccata da dieci anni e che ha portato a una fortissima riduzione del fatturato, con conseguente necessità di ridurre anche i costi, se si vuol far quadrare i bilanci, necessità oggi imposta anche dalla riforma Madia delle società partecipate in Italia. Nel rispondere, crediamo ci si debba basare appunto sui dati annuali. Perché l’andamento di un mese può essere influenzato dallo sciopero, dal cattivo tempo, dalla fortuna dei giocatori alla roulette, da un evento sportivo, ma si tratta di elementi (peraltro ce ne possono essere di favorevoli, oltre che di contrari) i cui effetti si attenuano e si annullano nel medio e nel lungo periodo. Archi di tempo dove contano, invece, le visioni e le scelte di fondo, che allo stato attuale stanno mostrando i loro limiti, visto che il risultato 2017 è stato inferiore a un 2016 che a sua volta era stato inferiore al 2015.
 
 
Ciò detto, e al fine di non risultare troppo pessimisti, ci sono da evidenziare dei fattori che possono far ben sperare: a Saint Vincent il piano industriale ha appena cominciato a dispiegare i suoi effetti, a Venezia è stato raggiunto, o quasi, l’accordo sul contratto di lavoro, a Campione è pressoché pronto il piano industriale che ovviamente prevede misure pure per il rilancio degli incassi, a Sanremo tutti i giochi sono tornati in piena attività. Basteranno questi elementi a far sì che il 2018 sia diverso dagli anni precedenti? A porre la parola “fine” alla crisi? Ce lo auguriamo, anche se già in passato la porta del cambiamento sembrava pronta a spalancarsi, e poi si è richiusa.
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