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Casinò, sos Ca' Noghera: problema locale o nazionale?

  • Scritto da Anna Maria Rengo

La possibile chiusura della sede di Ca' Noghera fa emergere la necessità di una riforma normativa strutturale dei casinò italiani.

Con i se e con i ma non si è mai fatta tanta strada. Tuttavia, è interessante esaminare lo scenario, per alcuni versi apocalittico, che si potrebbe aprire per il Casinò di Venezia. Cominciamo dunque a sciorinare l'elenco dei se. Se verrà davvero indetto un referendum sulla separazione tra Venezia e Mestre, se vincerà il sì, se non si troverà la strada per una di quelle deroghe su cui l'Italia non è seconda a nessuna (al momento, è doveroso precisare, esclusa categoricamente), il Casinò, o meglio la sede di Ca' Noghera, è destinato alla chiusura, in quanto andrà a ricadere nel territorio del nuovo nascente Comune, mentre l'autorizzazione all'esercizio del gioco d'azzardo, in deroga alle norme del codice penale che lo vietano, è concessa senza alcuna libertà interpretativa a quello di Venezia. Le conseguenze saranno rovinose, per il Casinò e per i suoi dipendenti, che non sarebbe agevole ricollocare nella sede di Ca' Vendramin, che avrebbe peraltro le sue notevoli difficoltà a restare aperta, visti i suoi conti e la sua funzione, essenzialmente, di "vetrina", mentre i veri numeri li fa Ca' Noghera.

Sarebbero a cascata rovinose anche per il Comune, che vedrebbe venir meno decine di milioni di euro annui di introiti, senza peraltro liberarsi dei debiti che nel corso degli anni si sono accumulati. Ma, ripetiamo, "se" tutto andrà per il verso sbagliato (nell'ottica ovviamente di tutto quanto gira intorno al Casinò, e non di quella dei sostenitori del divorzio), la fine sarà questa e poco o nulla potrà fare il Comune per evitarla. Tuttavia, un simile scenario potrebbe riportare d'attualità la necessità, e a questo punto l'urgenza, di una riforma normativa, a livello nazionale, del settore dei casinò. Riforma peraltro prevista nell'ambito di quella generale dell'offerta di gioco, sulla quale da un anno e mezzo si cerca una difficilissima intesa in sede di Conferenza Unificata, oltre che sollecitata dalla Corte costituzionale, anche se inascoltata da oltre un trentennio. Ma a fronte dello scenario veneziano, il governo potrebbe essere "costretto" ad accelerare i tempi. Il governo attuale o comunque quello futuro, in quanto le elezioni politiche si avvicinano e non stiamo comunque parlando di una chiusura in programma nelle prossime settimane!

Al momento la normativa in materia di casinò è frammentaria, confusa e secondo alcuni anche discriminatoria. Mettiamoci pure che le norme attuali hanno consentito che continuassero a operare società in perdita (alcune principalmente a causa dell'eccessiva esosità delle proprietà) e che il sistema ha mostrato di non funzionare più nè in termini di incassi nè di bilanci. Il caso Venezia potrebbe essere la goccia, anzi il nubifragio, che farebbe traboccare un vaso colmo, spingendo governo e Parlamento a soluzioni strutturali.
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