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Casinò Venezia, è di nuovo battaglia in laguna

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Forti tensioni a Venezia dopo l'approvazione della delibera con cui si ricapitalizza la Cmv Spa e la conseguente disdetta del contratto collettivo di lavoro dei dipendenti del Casinò.

L'impressione è che stavolta qualcuno possa farsi male e che sarà difficile, anche se si spera non impossibile, ricucire lo strappo. Al Casinò di Venezia, come già detto facendo mea culpa della superficialità iniziale, la trattativa sul piano industriale tra azienda, proprietà e sindacati sembrava partita in discesa.

Certo, c'erano da tagliare i costi, così da riportare in equilibrio i costi, ma non sembrava la mission impossible che si sta cercando di compiere a Saint Vincent, dove la riduzione degli stessi, a una prima battuta (peraltro non ancora formalmente revocata) sembrava significare addirittura la perdita di 264 posti di lavoro. E invece, di riunione in riunione, le posizioni si sono andate irrigidendo, per poi giungere alla rottura finale che ha portato il piano d'azione, questa la terminologia usata, a non essere modificato sulla base del raggiungimento di un accordo, mentre la delibera di giunta sulla ricapitalizzazione della Cmv Spa è stata approvata dal consiglio comunale dopo una discussione nella quale, in realtà, la ragioni dei sindacati sono state sì ascoltate (c'era anche un loro rappresentante), ma non recepite.

E il giorno dopo, non a sorpresa a dire la verità, si è proceduto alla disdetta unilaterale del contratto aziendale, a far data dal prossimo primo luglio. Da qui un paio di assemblee sindacali, dai toni accesissimi, e dalle quali è infine scaturita la decisione di attuare un totale di dieci giornate di sciopero, per di più senza preavviso. Un clima decisamente incandescente, la cui temperatura non è stata certamente abbassata dalla decisione aziendale di sostituire, in occasione del primo sciopero, quello che era stato programmato e che è stato contestuale al consiglio comunale, di sostituire i cassieri slot con dei quadri.

Questo quotidiano online ha scritto di tante trattative sindacali, alcune decisamente tese, altre con dei margini per salvare i posti di lavoro decisamente esigui. Tuttavia, alla fine si è sempre trovata una soluzione in grado di garantire la continuità aziendale e la salvaguardia dei posti di lavoro. Certamente però a Venezia le posizioni sono ormai così rigide, gli animi così esacerbati, che il cammino sembra decisamente in salita, a meno che non si voglia imboccare la strada senza ritorno, e che rappresenterebbe per tutti un grave danno se non altro di immagine, e che porta alla chiusura di Ca' Vendramin Calergi a partire dal prossimo anno, con conseguenti 150 esuberi. L'impressione è che la città non abbia capito del tutto le ragioni dei sindacati e dei lavoratori, ma soprattutto che in pochi hanno preso coscienza del fatto che se l'obiettivo, imposto dalla legge, è di risanare i conti, questo deve essere raggiunto, se non a tutti i costi, nel modo più indolore ed equo possibile, oltretutto tenendo conto del fatto che i tempi sono cambiati, e che (purtroppo?) anche il dorato mondo dei casinò deve fare i conti con la cruda realtà. Un risanamento dei conti che dovrebbe passare anche per il rilancio, anch'esso previsto nel piano di azione e che rischia di passare in secondo piano se proseguirà una guerra che rischia di far cadere sul campo la sede storica e 150 lavoratori.

 

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