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Saint Vincent e Venezia: la nuova stagione dei casinò

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Piani industriali al centro dell'attenzione politica, in Val d'Aosta e a Venezia: non mancano le tensioni e il futuro è nonostante tutto in salita.

Nelle stesse ore, nei giorni che stanno per arrivare, il consiglio regionale della Val d'Aosta e quello comunale di Venezia saranno chiamati ad approvare atti importantissimi per il futuro delle rispettive case da gioco di cui Regione e Comune sono proprietari. Nel primo caso, il disegno di legge che prevede un trasferimento di 20 milioni di euro alla società di gestione e il piano di ristrutturazione a esso collegato, nel secondo la delibera di giunta che prevede la ricapitalizzazione della Cmv Spa e di conseguenza della CdV Gioco Spa, funzionale all'adozione del piano industriale. In entrambi i casi, ferme restanti le incognite che possono sempre annidarsi tra i banchi dei consigli, l'approvazione degli atti è solo il primo passo di interventi e di misure che chiameranno in diretta causa i sindacati.

Fare un parallelismo tra le due situazioni non è semplice, tuttavia, anche se i conti peggiori sono quelli del Saint Vincent Resort & Casino, e se ai suoi dipendenti si chiede il sacrificio maggiore, è la guerra veneziana a sembrare di più difficile mediazione. Tant'è che il rinvio del consiglio comunale, che la scorsa settimana avrebbe dovuto approvare l'atto, non è stato utilizzato per un tentativo in extremis di trovare un accordo, o perlomeno di salvare il salvabile. E il giorno del consiglio comunale i dipendenti del Casinò scenderanno in sciopero.

 

Il “sì” dei consigli, se da un lato sembra un'ottima notizia, visto che è finalizzato a salvare ben due aziende, apre dunque le porte a scenari che potrebbero essere lo stesso difficili. Sarà ritirata la procedura di licenziamento di 264 dipendenti del Casinò di Saint Vincent, così da avviare la trattativa sulla riduzione dei costi aziendali senza questa spada di Damocle che minaccia di cadere e sulla quale è attaccato il cartellino “scade il 31 maggio”? E la disdetta del contratto al Casinò di Venezia, quali conseguenze avrà? Si arriverà davvero a una stagione di lotta sindacale che potrebbe portare addirittura alla chiusura di Ca' Vendramin Calergi, ipotesi che, escludendo considerazioni economiche, sarebbe uno smacco per l'immagine della città?
 
A rischio di apparire troppo salomonici e scontati, vorremmo dare qualche consiglio a tutti. Alla minoranza (che, con modalità diverse, fino a qualche tempo/anno fa era maggioranza) di ricordare le proprie responsabilità. Se i conti non tornano non è colpa (solo) di Pierluigi Marquis o di Luigi Brugnaro, attuali rappresentanti delle proprietà, e neanche nel neo arrivato Giulio Di Matteo o di Maurizio Salvalaio. Scelte che hanno portato alle situazioni attuali sono state prese anche in passato: con uno sforzo di memoria, si potrà ricordare chi c'era allora al comando.
 
All'attuale maggioranza politica suggeriamo invece di non arroccarsi su posizioni ideologiche o di eccessiva chiusura e di onorare, con senso di responsabilità, impegni che erano stati presi da altri, oltre che di cercare sempre e comunque il dialogo con i sindacati. A questi ultimi lo stesso invito, avendo ben presente che i tempi sono cambiati e che stavolta ci sono dei rischi concreti di perdita di posti di lavoro, oltre che il declino di due aziende nate appositamente per produrre ricchezza per i territori di riferimento. Non abbiamo dimenticato la governance aziendale, che è poi quella che deve attuare i piani, una volta che sono stati approvati dalla politica. Certamente il “caso” Saint è ben diverso da quello Venezia, dove sembra essere principalmente la proprietà a essere in prima linea anche nel rapporto con i sindacati. Certamente però chi ha il polso quotidiano dei problemi, delle loro possibili o impossibili soluzioni è la governance aziendale, o anche i tecnici. Tutti possono e devono dare il loro apporto. Se non vogliamo che tra un anno al Saint Vincent Resort & Casino lavorino 264 persone in meno (con le conseguenze in termini di servizio che sono immaginabili) e al Casinò di Venezia 150 in meno. 

 

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