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Casinò St. Vincent, i giorni delle decisioni per proprietà e azienda

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Giornate cruciali per il futuro del Saint Vincent Resort & Casino, dopo le nuove nomine e mentre passano i giorni della trattativa sui licenziamenti collettivi.

Ora si faccia sul serio. E, se non si vuole o non si può revocare la procedura di licenziamento collettivo per 264 dipendenti del Saint Vincent Resort & Casino, si faccia in fretta, visto che i tempi previsti dalla procedura stabilita dalla legge 223/1991 stanno per scadere. E ricordando che è vero che stiamo parlando di lavoratori ben pagati, ma è vero anche che non hanno certo rubato oppure estorto con la forza questi stipendi. Si tratta infatti di stipendi che proprietà e azienda, in passato, hanno ritenuto di dover erogare loro, per di più “ritoccandoli” progressivamente al ribasso, a fronte di accordi che avrebbero dovuto favorire il rilancio dell'attività. I lavoratori, volenti o nolenti, hanno fatto la loro parte, ma gli altri impegni che erano stati sanciti? La controparte li ha svolti per bene?

Non è certo il nuovo amministratore unico del Casinò, Giulio Di Matteo, a doversi assumere la responsabilità di quanto è stato fatto in passato, e neppure Albert Chatrian, anch'egli fresco di nomina ad assessore al Bilancio e Partecipate della Regione Val d'Aosta, dopo essersi seduto per anni tra i banchi dell'opposizione e aver preso numerosissime volte pubblica posizione contro la cattiva gestione del Casinò, certamente influenzata anche dalla politica, che a sua volta ha compiuto scelte incaute o faraoniche, sempre secondo l'opposizione oggi diventata maggioranza assieme a parte della vecchia maggioranza, mentre altri, tipo l'Uv e il Pd, sono passati all'opposizione, quindi a fare a compagnia al Movimento Cinque Stelle (chi non conosce alla perfezione gli ultimi interessanti sviluppi della politica valdostana probabilmente avrò perso il filo del discorso e del “chi sta con chi”).
Non si può certamente tirare una riga sul passato, perché ci sono diversi milioni di euro di incassi da recuperare e diverse decine di milioni di euro di buchi di bilancio da sanare. L'eredità, chiunque sia il disgraziato zio d'America che l'ha lasciata, è davvero pesante e sgradita. Ma ora bisogna rimediare. Senza populismi, senza fare del Casinò e dei suoi dipendenti slogan a favore della moralizzazione della cosa pubblica. Bisogna dare risposte concrete a 264 famiglie che fra qualche settimana rischiano di vedere venir meno una, chissà se l'unica, fonte di reddito, e che sono nullamente interessate a battibecchi politici o proclami che risuonino a vuoto nelle aule delle commissioni o in quella del Consiglio Valle. A queste famiglie poco interessa se fosse o non fosse il caso che Maila Pietrangeli, di Gamenet, entrasse nel consiglio di amministrazione del Casinò, e se era opportuno che il commercialista Corrado Ferriani diventasse amministratore delegato, anche se ovviamente, dal punto di vista politico, si sono fatte delle valutazioni su questi nomi ed è corretto che così si sia fatto. La proprietà ha infine scelto un amministratore unico. Poteva farlo prima, o poteva aspettare che l'ex Au, Lorenzo Sommo, affrontasse la spinosissima questione e la chiudesse. Ha deciso diversamente, e a pochi giorni dalla fine della procedura. Ora delle due l'una: o si sospende la procedura o si trovano soluzioni urgentissime, delle quali ovviamente bisogna valutare non solo la volontà economica e politica, ma anche la fattibilità normativa, alla luce delle modifiche al decreto Madia che sono state proposte dalla Conferenza Unificata, ma che non saranno approvate definitivamente dal consiglio dei ministri prima del 20 maggio. Situazione drammatica e complicata. Ma chi ha accettato, anzi ha voluto l'incarico di presidente della Regione e di assessore alle Finanze, ne era a conoscenza, e dunque pronto e desideroso di trovare soluzioni.
Questo i lavoratori si aspettano, oltre all'impegno dei sindacati che in questa fase, va riconosciuto, stanno dando prova di unità di intenti e di apertura al dialogo. Pur con i paletti che erano stati fissati con quegli accordi sindacali di cui solo loro sembrano aver memoria.
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