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I casinò in prima pagina, monito a società di gestione e proprietà

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Sempre più spesso la stampa nazionale si occupa di casinò: qualche imprecisione e approssimazione, ma monito per un migliore operato.

La stampa nazionale, non (solo) quella di settore, si è occupata recentemente più volte delle vicende dei casinò italiani, nonché delle loro società di gestione e proprietà. A volte con tesi discutibili e che agli addetti ai lavori possono essere sembrate approssimative, come quandosi è data la "colpa" della crisi dei casinò terrestri all'avvento dei loro fratelli virtuali. Sempre con la tesi che i casinò sono in crisi, nel caso di quello di Saint Vincent una crisi aggravata e contestualizzata in una regione che non ha più molto di speciale e colpita da scandali e da crisi politiche. Ancora, con la tesi che uno tra i più importanti e gravi problemi sia il costo del lavoro, emergenza che colpisce più o meno tutte le case da gioco, fatto salvo il felice distinguo per il Casinò di Sanremo, i cui conti di bilancio sono in ordine da anni e dove il Ccal è stato recentemente rinnovato.

Da La Stampa a Repubblica, i quotidiani nazionali hanno correttamente individuato alcuni dei nodi che i casinò devono sciogliere, ma che sono particolarmente stretti a causa della loro proprietà pubblica, del peso che la politica esercita (nel caso di Saint, dell'immobilità cui si spera si sia messo fine con il ribaltone dei giorni scorsi e con la nascita della giunta Marquis), a delle eredità di un passato di ricchezza e "privilegi", almeno agli occhi dei comuni lavoratori che la mattina vanno in fabbrica o in cantiere. Per il momento, non pare imminente quel riordino normativo annunciato e voluto dal governo centrale. Sicuramente prima Saint Vincent dovrà trovare soluzioni alla gravissima crisi finanziaria, al calo degli incassi e alla procedura aperta per licenziare 264 dipendenti, mentre il Comune di Venezia ha fissato, anche ai sensi del Dlgs Madia, tempi stretti per ultimare la trattativa con i sindacati sul piano industriale, pieno di cui fanno parte anche la revisione dell'organizzazione e dei costi del personale. L'attenzione della stampa nazionale amplifica il richiamo al senso di responsabilità che ciascuno deve avere. È il tempo di scelte forti, di abbandonare rendite di posizione ma anche di assumersi le proprie responsabilità della situazione attuale. Se si vuol dare un futuro più sano a società pubbliche che, se anche più sane di quanto le si voglia dipingere, non sono più redditizie come una volta. E proprio la redditività e la promozione di occupazione e sviluppo, non la fornitura di beni e servizi primari, erano state la ratio che aveva portato alla loro nascita.
 
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