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Casinò e antiriciclaggio: Uif 'Ulteriore rafforzamento delle misure'

  • Scritto da Sm

I casinò sia fisici che online tra i protagonisti delle azioni messe in atto dalla Uif contro i rischi di riciclaggio.

"I rischi di riciclaggio nel settore del gaming sono stati da tempo individuati dal Gafi, che in un report del 2009, con particolare riferimento ai casinò, aveva evidenziato quali fattori di rischio l'attività 'cash intensive', l’ampia gamma di servizi finanziari offerti (apertura di conti, rimesse di fondi, versamenti e prelievi di contante) nonché l'elevato numero di transazioni (specie elettroniche) da e verso conti localizzati in differenti giurisdizioni per le connessioni con il turismo e le crociere". Lo sottolinea l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia, nelle "Linee di intervento della nuova regolamentazione antiriciclaggio nel settore del gioco".

Le Raccomandazioni del Gafi del 2012 "hanno esteso la disciplina antiriciclaggio, già prevista per i casinò, anche ad altre sale da gioco fisiche e a distanza. A livello comunitario già la Terza Direttiva, nell’includere nel proprio campo d’applicazione i casinò online, aveva introdotto presidi volti a garantire un’approfondita conoscenza della clientela, la tracciabilità dei flussi finanziari e l’individuazione delle operazioni sospette. La Quarta Direttiva ha operato un ulteriore rafforzamento delle misure di prevenzione, estendendone l’applicazione a nuove attività particolarmente permeabili alle infiltrazioni criminali come quella svolta dai 'prestatori di servizi di gioco d’azzardo'. Tra tali servizi rientrano quelli che implicano una posta pecuniaria in giochi di sorte (compresi quelli di abilità), quali i giochi da casinò, il poker e le scommesse prestati, su richiesta del singolo destinatario, sia in locali fisici sia a distanza (mediante mezzi elettronici o altra tecnologia di comunicazione). I prestatori di servizi di gioco d’azzardo sono tenuti a effettuare l’adeguata verifica della clientela per le operazioni di giocata e incasso della vincita d’importo pari o superiore a 2.000 euro, indipendentemente dal fatto che la transazione sia eseguita con un’unica operazione o con diverse operazioni che appaiono collegate. Nei confronti dei prestatori di servizi di gioco, inoltre, la Direttiva attribuisce alle autorità competenti 'poteri di vigilanza rafforzati'. Da ultimo, il rapporto pubblicato dalla Commissione europea il 26 giugno 2017, in esito alla 'Valutazione sovranazionale dei rischi', riferisce che taluni prodotti del gioco d'azzardo sono considerati esposti in maniera significativa ai rischi di riciclaggio. I pericoli insiti nel gioco sono stati denunciati anche a livello nazionale; ne dà conto il citato Rapporto elaborato dal Csf - con il contributo, fra gli altri, della Uif - pubblicato a novembre 2014, che, nel rilevare come l’infiltrazione nel settore abbia storicamente costituito un’importante fonte di arricchimento per la criminalità organizzata, descrive le principali frodi perpetrate nei confronti sia dei giocatori che del fisco. La rilevanza del gioco illegale in Italia è stata messa in luce anche dal Rapporto di Mutual Evaluation del Gafi per l’Italia, pubblicato nel 2016. La diffusione e la remuneratività del gioco illegale è tale che i gruppi criminali hanno un forte interesse a investire nel settore, specie nei comparti del gioco on line e delle Videolotteries (Vlt), che, secondo i dati diffusi dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, assorbono oltre il 50 percento dell’intero settore. Le sempre più numerose indagini delle forze di polizia e della magistratura hanno messo in evidenza la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi nella complessa e capillare filiera del gioco in tutto il territorio nazionale, sfruttando le opportunità offerte dal gioco illegale, acquisendo il controllo delle sale gioco, nonché traendo profitto dalle attività indirette e collaterali al settore, quali la percezione di interessi sui prestiti erogati ai giocatori che hanno bisogno di contanti per proseguire il gioco; esercitando la loro influenza ed estendendo i lori investimenti sulle attività collegate al gioco, quali ristoranti, strutture alberghiere, locali di intrattenimento. Il Rapporto annuale dell’Uif sull’attività svolta nel 2016 conferma, fra le modalità più frequentemente utilizzate dalle consorterie criminali nel settore dei giochi on line, delle slot machine e delle scommesse sportive, l’infiltrazione attraverso prestanome in seno a società che gestiscono le scommesse e le sale gioco. A latere del circuito legale si rileva una sempre più rilevante attività svolta mediante la gestione su piattaforme illegali delle scommesse sportive e dei videopoker, con l’utilizzo di server ubicati in paesi esteri25. D’altro canto il gioco online è per natura 'transfrontaliero'; i siti di gioco alternativi a quelli autorizzati sono facilmente accessibili attraverso la rete. Ne deriva la possibilità di un’offerta illegale di gioco on line, la cui entità è difficilmente stimabile", si legge ancora nel rapporto.
I SOGGETTI OBBLIGATI - Il nuovo decreto antiriciclaggio ha apportato significative novità nella regolamentazione del settore dei giochi, a partire dalle stesse definizioni dei soggetti e delle attività di gioco. "Tra i soggetti obbligati sono annoverate le seguenti tre categorie di operatori, per i quali, come detto, è ora sempre prevista la concessione rilasciata dall’Adm (art. 3, comma 6): gli operatori di gioco online che offrono giochi, con vincite in denaro, attraverso la rete internet e altre reti telematiche o di telecomunicazione; gli operatori di gioco su rete fisica che offrono giochi, con vincite in denaro, anche attraverso distributori ed esercenti a qualsiasi titolo contrattualizzati; i soggetti che gestiscono case da gioco (i casinò)".
TRA LE CASISTICHE SEGNALATE - Un interessante caso di operatività anomala nel settore del gioco ha riguardato l’utilizzo di disponibilità di società in liquidazione per acquistare fiches al casinò. Le fiches non sono state impiegate per attività di gioco, ma cambiate in contanti con operazioni sotto la soglia prevista per l’acquisizione dei dati identificativi del cliente ovvero utilizzate per richiedere l’emissione di assegni. L’analisi finanziaria ha evidenziato "come l’operatività in parola fosse presumibilmente finalizzata a distrarre fondi dal patrimonio della società in liquidazione in danno dei creditori".
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